Biracial Britain: il nuovo libro di Remi Adekoya, qui intervistato per Métissage Sangue Misto.

Biracial Britain: I Mixed sono stati a lungo sulla difensiva; è il momento di essere assertivi.

Una bella chiacchierata con Remi Adekoya, autore di un nuovo libro sul mondo bi-razziale.

 

Biracial Britain: il nuovo libro di Remi Adekoya, qui intervistato per Métissage Sangue Misto.

 

Il politologo Eric Kaufmann, nel suo libro Whiteshift: Populism, Immigration and the Future of White Majorities, afferma che le proiezioni demografiche mostrano che il trenta per cento della popolazione britannica, entro la fine di questo secolo,  sarà di razza mista, con una percentuale che salirà al 75% entro il 2150. I Mixed sono il gruppo etnico in più rapida crescita nel paese, e un cambiamento simile si sta verificando negli Stati Uniti, sebbene il calcolo della proporzione variabile di americani di razza mista possa essere una sfida. Il censimento degli Stati Uniti ha compilato dati sulla razza sin da quando è iniziato, nel 1790, ed ha passato varie fasi in cui la possibilità di scegliere “cosa si è” è diventato un vero e proprio tormento. Dopo i dibattiti su Black Lives Matter lo scorso anno, in seguito alla morte di George Floyd in America, qual è la posizione dei Mixed britannici nel nostro attuale panorama razziale?

 

 

Biracial Britain: A Different Way of Looking at Race, di Remi Adekoya , è un libro che non offre una risposta semplice a questa domanda. Ed è giusto così. La domanda implica che i britannici di razza mista siano una comunità; il libro, invece, ci mostra come  gli individui Mixed  hanno esperienze e prospettive che sono le loro. La Gran Bretagna birazziale documenta ricchi, poveri, vecchi e giovani Mixed; ascendenze che vanno dalla Colombia alla Cina, dall’India all’Italia. Ciò che li unisce è, probabilmente, ciò che unisce tutti: il fluttuare nelle tensioni tra come la società ci vede e come ci vediamo noi.

 

 

Da quando mi dedico all’argomento Mixed e il nostro mondo (ormai una decina d’anni), raramente ho trovato una persona di questo spessore e  con questa capacità di analisi di una questione che la maggior parte delle persone tende a negare, a bistrattare e relegare sotto una qualche forma di non-problema.

 

 

Remi Adekoya, editore e autore del libro che oggi vi presento, è un  professore associato di politica, all’Università di York e un giornalista. Il suo libro, Biracial Britain: A Different Way of Looking at Race, è stato pubblicato il 4 febbraio nel Regno Unito, ed è strutturato in capitoli dedicati a storie di persone Mixed, che condividono le proprie esperienze, di crescita, nella società Britannica. Ogni storia è poi seguita da un breve commento di Adekoya, il quale offre un’angolazione più concettuale a queste esperienze personali e le confronta con il suo background di figlio birazziale di padre Nigeriano e madre Polacca. Cerca, inoltre, di esplorare il particolare status dell’identità mista in modo emotivo e sfumato, cercando di far comprendere come molti dei presupposti su cosa significhi essere misti, hanno solo una somiglianza superficiale con quello che è, invece, la realtà. Ad esempio, molte delle persone intervistate affermano che, sebbene siano cresciute sentendosi inglesi, quando hanno visitato uno dei paesi nativi dei loro genitori, sono state trattate come inconfutabilmente straniere.

 

Remi Adekoya

 

Biracial Britain  è un libro che, attraverso le esperienze dirette dei protagonisti e delle protagoniste delle sue interviste, mostra quanto siano migliorati gli atteggiamenti sociali dei Mixed. C’è un importante trattato sull’esperienza così com’è esistita fino ad oggi: non una guida di auto-aiuto, ma una grande profusione di saggezza da raccogliere dai racconti contenuti in esso. Il libro si  suddivide in tre parti: “Between Black And White“, “Mixed In BritAsia” e “Mixed Other” – ciascuna parte con dei sottocapitoli. Ciò consente di concentrarsi sul razzismo che non è esclusivamente un problema bianco-nero, ma anche situazioni in cui entrano in gioco anche problemi patriarcali, gerarchici e tribali.

 

 

Troviamo, per esempio la storia di Rita, intervistata da Adekoya, nata nel 1946, figlia di un soldato afroamericano e di madre inglese. La sua storia di sopravvivenza agli abusi sia razziali che fisici è profondamente triste e scioccante;  le sue parole, apparentemente provocatorie: “Ciò che conta è che sono sopravvissuta a tutto. Ma se potessi tornare indietro e rifare tutto da capo, mi direi sicuramente: ‘Rita, non lasciare che ti facciano pensare che non sei abbastanza brava. Non lasciare che governino la tua vita.

 

 

 

Poi c’è l’attrice e insegnante Sophia, nata nel 1982 da padre dello Zimbabwe e madre inglese-tedesca. Da bambina, l’unica donna bi-razziale che vedeva in TV e con cui poteva identificarsi era Neneh Cherry. Sophia dice della sua visita nel paese di suo padre: “In Gran Bretagna, sono principalmente una donna di colore. Mi sono sempre sentita nera perché è così che mi hanno trattato i bianchi. Ma in Zimbabwe, anche la mia famiglia mi vedeva “bianca” “. Adekoya integra questo con la sua esperienza di Mixed in Nigeria. “In Nigeria, le persone non mi guardano e non vedono una persona di colore“, scrive. “Il nigeriano che non ha avuto molti contatti con persone di razze diverse mi guarda e vede un oyinbo (bianco)“.

 

 

E che dire dell’esperienza di  Sunder Katwala? Durante una conversazione radiofonica sull’identità, con una leggendaria giornalista, attivista, antirazzista nera, quest’ultima esordì con un “Razza mista? Cosa sono tutte queste sciocchezze di razza mista? Se non sei bianco, sei nero”.  Katwala ha un padre indiano e una madre irlandese, quindi  senza radici nere. Quando lo fece notare, gli fu chiesto perché in quel caso non si fosse semplicemente definito indiano. Si vergognava delle sue radici indiane?

 

 

Il libro di Adekoya non si limita a prestare attenzione alle persone miste che sono, per dirla in parole semplici, metà bianche e metà nere. Abbiamo anche misti asiatici e bianchi, misti neri e asiatici e persino misti asiatici e arabi. Dania, per esempio, il cui padre è del Pakistan e la madre è Libanese,  ha questo da dire al riguardo: “È frustrante che molti britannici assumano ancora istintivamente un’identità di razza mista  limitata a persone di origine nera e bianca“.

 

 

 

C’è un tipo di realtà sociale che le persone Mixed conoscono fin troppo bene: quella che combina un modo binario di pensare all’identità, e che la giusta società mono-razziale si dà il compito di dire alle persone Mixed come dovrebbero identificarsi. Quando parliamo di cosa significhi essere Mixed, a volte, assumiamo che si tratti di un’identità fissa. La razza, tuttavia, così com’è stata fatta costrutto sociale, non è una categoria universale; è plasmato da culture diverse. Per molti nigeriani o zimbabwani, per esempio, se sei di razza mista, sei bianco!

 

 

Forse, la parte più preziosa di questo libro è che Adekoya mette in discussione l’importanza stessa di questi indicatori di identità, il nostro bisogno di delimitare le persone sulla base della razza.

 

 

Naturalmente, nel contesto del razzismo, è comprensibile; e questo libro descrive in dettaglio alcuni dei terribili razzismi che le persone Mixed devono ancora affrontare oggi. Ma guardare qualcuno semplicemente attraverso la lente del proprio background razziale, non dà modo di catturare la sua umanità; oscura ciò che lo rende unico e interessante. Come dice Danyal, che ha poco più di vent’anni: “I giorni della purezza razziale, sia essa nera, bianca o asiatica, sono finiti e sono piuttosto un’idea della vecchia scuola. La mia generazione non accetterà l’idea di confini razziali e di identità fissi o di persone che impongono loro ciò che è permesso loro di sentire, semplicemente non lo faranno “.

 

 

 

Ma veniamo alle dirette parole di Remi Adekoya.

 

 

Come ti definiresti?

 

Sono nato da madre polacca e padre nigeriano. I miei anni formativi sono stati definiti crescendo, come Mixed, in ambienti completamente neri (Lagos, Nigeria), che è un’esperienza diversa dal crescere di razza mista in un ambiente a maggioranza bianca occidentale.

 

Quali parole hai usato per descriverti?

 

In Nigeria abbiamo sempre usato la parola “Half-Caste” ,  che è sempre stato un termine neutro. È stato solo quando mia madre (n.d.r guarda caso bianca) ha spiegato che proveniva dal vecchio sistema delle caste indiano, che ho compreso che poteva essere dispregiativo. Ma non sono mai riuscito a preoccuparmi di quel termine perché i nigeriani non lo usano con quelle connotazioni negative. Questo mostra il potere delle parole, dell’interpretazione e delle intenzioni dietro di esse.

In Nigeria, abbiamo un termine yoruba/ inglese pidgin “Oyinbo“, che si riferisce ai bianchi. Non è un termine negativo, ma quando vieni individuato come tale,  crea un senso di differenza. In effetti, non riesco a ricordare un momento in cui non mi sentivo diverso dalle persone intorno a me, situazione che  penso la maggior parte delle persone miste possa relazionarsi. Non indicava che eri diverso in modo negativo, ma da bambino hai solo l’esigenza di appartenere, di sentirti parte

 

 

Come sono state viste le persone miste in Nigeria?

 

In Nigeria, paese prevalentemente nero, la razza esiste solo nel contesto della classe. Nelle società in cui la maggior parte delle persone è povera, ciò che domina il pensiero delle persone è il modo in cui ti posizionano economicamente. I bianchi e il biancore sono percepiti come ricchezza, quindi quando le persone mi hanno visto, hanno pensato che provenissi da una famiglia benestante; istintivamente presumevano che mio padre avesse abbastanza soldi per viaggiare all’estero e avesse avuto abbastanza successo da incontrare e sposare una donna bianca. In generale, le persone miste vengono trattate meglio per  questo. Ma se scoprissero che sono povero, nessuno mi tratterebbe meglio solo per la mia pelle chiara.

 

 

Pensi che abbiamo una visione ristretta di cosa siano le persone miste?

 

Penso che sia ingiusto che alcuni Mixed siano considerati “cool” e accettati, e altri no. Circa la metà della popolazione mista nel Regno Unito è mista bianca e nera, con variazioni al suo interno, seguita da mista asiatica e bianca. Quindi circa un quarto è classificato come “misto-altro“, perché non ha genitori bianchi.

 

Tra le interviste che ho raccolto per il mio libro, ho parlato con un Mixed  Giamaicano-Indiano, cresciuto a Dudley nelle Midlands. Gli è stato detto che “non aveva senso” quando ha spiegato il suo mix ed è stato accolto quasi con disgusto. Ecco, una delle cose che cerco di correggere nel mio libro, è espandere gli orizzonti di ciò che comprendiamo.

 

Voglio farti un esempio.

 

 

In un’intervista televisiva del 2007, al candidato alla presidenza Barack Obama è stato chiesto in quale momento della sua vita avesse “deciso” di essere nero. Dopotutto, è stato allevato dalla madre bianca e dai nonni materni bianchi, ha sottolineato l’intervistatore. “Beh, non sono sicuro di averlo deciso“, ha risposto Obama. “Penso che se sembri afroamericano in questa società, sei trattato come un afroamericano. E quando sei un bambino in particolare, è così che inizi a identificarti. ” In poche parole, qualsiasi presunta scelta era teorica. Questo è vero per molte persone di razza mista, che sperimentano una frustrante mancanza di controllo su come siamo razzialmente percepiti. Storicamente troppo pochi per resistere alle norme sull’identità, ci è stato detto chi siamo, non ci è stato chiesto.

 

Come in Nigeria mi chiamavano “Oyinbo“,  nelle società a maggioranza bianca come l’America e la Gran Bretagna, dove vivo ora, ero soggetto alla “One-Drop-Rulela regola della goccia unica” , che affermava che qualsiasi ascendenza nera rende, inevitabilmente,  una persona nera – un concetto che i segregazionisti bianchi hanno costruito secoli fa, e modella le percezioni delle persone Mixed.

 

 

Se Obama avesse chiesto di essere chiamato “il primo presidente birazziale d’America“, molti avrebbero aggrottato le sopracciglia confusi. “Primo presidente nero“, dice la gente, non “primo presidente biracial“. Qui in Gran Bretagna, quando la moglie Mixed del principe Harry, l’attrice Meghan Markle, si è descritta come birazziale, ha acceso un dibattito nazionale su cosa significasse esattamente e se dovesse definirsi così. In tali dibattiti su Obama e Markle, i commentatori monorazziali hanno dominato le discussioni. Mi sono sentito strano a guardare le discussioni sull’identità di Markle alla TV britannica in cui tutti i partecipanti erano neri o bianchi, senza voci di razza mista. È come un pannello completamente bianco che discute cosa significhi oscurità o viceversa. Le persone Mixed, condizionate dalla necessità di sopravvivere in un mondo dominato da gruppi monorazziali, raramente hanno contestato tali imposizioni con troppa forza. Invece, come nel caso della “One -Drop-Rule – la Regola della goccia unica“, ci siamo semplicemente adattati alla logica degli elefanti mono- razziali che ci circondano.

 

 

Obama è stato rinchiuso in una categorizzazione,  non solo nel continuo attaccamento dei bianchi alla regola razzista della goccia unica, ma anche dal continuo attaccamento dei neri in determinate circostanze. Ai neri, storicamente relegati in fondo a una gerarchia razziale dai bianchi dominanti, è stato a lungo negato lo status di collettivo. Pertanto, nessun gruppo lo desidera di più. Quindi, mentre i neri non si preoccupano eccessivamente se un normale individuo misto bianco e nero si identifica come nero o meno, a loro importa se uno di alto profilo lo fa. Più alto è il tuo profilo, più conta.

 

 

Pochi individui di discendenza nera hanno goduto del livello di prestigio globale raggiunto da Obama durante la sua campagna del 2008, solo Martin Luther King Jr., Nelson Mandela e una manciata di altri. Nessuno si è avvicinato al livello di potere globale raggiunto da Obama. Era consapevole di quanto fortemente la negazione del prestigio avesse plasmato la psicologia nera e avrebbe saputo che, se avesse suggerito di sentirsi bi-razziale piuttosto che nero, molti afroamericani avrebbero interpretato questo come un suo allontanamento dalla propria nerezza. Molti leader di pensiero neri lo avrebbero accusato di considerarsi migliore dei neri, anche di aiutare la supremazia bianca. Probabilmente gli sarebbe costato anche dei voti dei neri.

 

 

Non dubito che Obama si identifichi fortemente con l’essere nero. Il punto è che, anche se non lo avesse fatto, avrebbe dovuto fingere di sì. Anche per quegli individui misti non coinvolti in politica, sappiamo che c’è molta complessità nel fluttuare nel bi-razzialismo, quando i gruppi mono-razziali ci impongono sempre le loro regole di appartenenza. Puoi impegnarti, ma sai che l’appartenenza sarà sempre condizionata, a meno che tu ti comporti in un modo gradito alle voci influenti del gruppo. In caso contrario, ti potrebbe essere detto che non sei mai stato davvero uno di loro, comunque. La revocabilità dell’appartenenza è il modo in cui i gruppi mono-razziali hanno tenuto in riga, per secoli, le persone Mixed.

 

Ma mentre scrivevo il mio libro Biracial Britain, ho avuto la sensazione, da molti di coloro che ho intervistato, che gli atteggiamenti stiano cambiando. La svolta decisiva è stata la nostra crescita numerica. Adesso siamo milioni in Gran Bretagna e in America.

 

 

Noi siamo il futuro. Le persone Mixed, specialmente le giovani generazioni, lo percepiscono. Vedono così tanti altri intorno a loro: sono sempre più fiduciosi nell’affermare le loro identità piuttosto che accettare semplicemente ciò che la società monorazziale assegna loro. Molti ancora lottano con le contraddizioni e le incertezze della navigazione tra identità razziali multiple, ma c’è anche una crescente consapevolezza che l’ambiguità intorno al bi-razzialismo non è semplicemente il nostro problema.

 

Come mi ha detto la figlia 38enne, di padre dello Zimbabwe e madre inglese-tedesca, “siamo meno confusi di essere di razza mista di quanto la società sia confusa su come interagire con noi“.

 

 

Perché hai ritenuto che, proprio ora, fosse il momento giusto per scrivere Biracial Britain?

 

Molti libri sulla razza tendono ad essere narrazioni dall’alto verso il basso, con argomenti astratti e di grandi dimensioni, scritti da persone famose, che di solito vivono a Londra. Ma per l’individuo semplice, l’immagine di una piccola esperienza, può essere un’immagine grande, può essere tutto. Questi grandi dibattiti oscurano le esperienze individuali di milioni di persone. Volevo scrivere di persone miste semplici, che fluttuano il loro esser misti,  fuori degli occhi del grande pubblico e che non devono auto-censurarsi per paura di come ciò influenzerà la loro immagine pubblica.

 

 

Cosa vuoi che i lettori prendano dal libro?

Volevo che le persone fossero in grado di leggere storie simili alle loro esperienze personali e trarre ispirazione su come gestire determinate situazioni, anche se hai 15 anni e leggi le esperienze di  un 65enne. C’è così tanto da imparare da persone più esperte di noi. Vorrei che le persone si sentissero incoraggiate ad affermare se stesse e le proprie identità nel modo in cui meglio si sentono a proprio agio e non nel modo in cui pensano che la società, o il particolare gruppo mono-razziale che li circonda, si aspetta da loro.

 

 

Pensi che l’identità mista stia già cambiando?

È difficile, perché viviamo in un periodo polarizzato dal punto di vista razziale in cui ci si aspetta che le persone “scelgano una parte”. Se sei visibilmente mescolato bianco e nero, non sarai mai visto dai bianchi come uno di loro. Ciò significa che la comunità nera è la tua unica opzione e potresti sentire la pressione di agire in un certo modo per essere incluso e non offenderlo. Quindi la posizione delle persone miste è stata soffocata per paura di essere criticati da entrambe le parti. È istintivo voler appartenere a una tribù.

Per molto tempo, l’identità di razza mista è stata difensiva, a volte quasi apologetica. Eravamo così pochi di noi che non avevamo il potere di affermare la nostra identità. Ora, siamo milioni e penso che molte persone miste si sentano più sicure.

 

 

Qual è, oggi,  la tua critica all’identitarismo? E cosa vogliono, in definitiva, gli identitari?

 

Cosa vogliono? È un campo vasto, ci sono varie persone lì con varie motivazioni. Se chiedi loro, ti diranno che l’obiettivo e il motivo è l’uguaglianza razziale. Diverse persone avranno varie motivazioni e sarebbe molto ingiusto e sbagliato da parte mia affermare che nessuna di queste persone è motivata dal desiderio di uguaglianza razziale come la vedono. Quindi ci sono veri credenti che pensano che le loro azioni potrebbero portare a una maggiore uguaglianza razziale.

Poi, come in tutti i movimenti ideologici, ci saranno gli opportunisti, che vedono che questo movimento o scuola di pensiero sta diventando molto popolare. E questo è molto facile da valutare oggi, attraverso i social media. Vedi solo ciò che le persone twittano e apprezzano sui social media. Gli opportunisti lo apprezzeranno perché pensano che questo sia ciò che vende oggi.

Quindi è un gruppo misto. Uno dei miei maggiori problemi è che l’identitarismo non ha senso a lungo termine, sia per la società più ampia che per il gruppo nero su cui mi concentro. Per la società più ampia, una politica che si propaga come un gioco a somma zero, in cui il gruppo X deve perdere affinché il gruppo Y vinca, è inevitabilmente destinata a promuovere gli antagonismi e guidare le divisioni nel lungo periodo. Tuttavia, l’intera narrativa di ciò che chiamo populismo identitario è intrisa di valutazioni basate sul gruppo di ciò che hanno e di ciò che abbiamo. Se il gruppo X ha più di noi, allora dobbiamo arrabbiarci perché significa che siamo stati imbrogliati. Se quel tipo di messaggio viene propagato, non c’è modo che non porterà ad un aumento delle tensioni. Non è favorevole a vivere in una società in cui le persone si guardano con sospetto, pensando: se stanno capendo questo, significa che non lo stiamo capendo.

 

Questo è il quadro generale.

 

Per la visione del mondo degli identitari razziali, ciò che conta davvero è il mio gruppo: il gruppo nero. Tutti gli altri possono preoccuparsi di se stessi, noi neri dovremmo preoccuparci solo dei neri. Cosa porteranno le mie azioni per i neri per cui dico che sto combattendo? Guardiamolo da un punto di vista della realpolitik: quali sono le mie possibilità di successo? La politica dell’identità è un gioco di numeri alla fine della giornata. Le minoranze razziali non hanno i numeri. Se si aggiungono tutti i neri e i neri di razza mista nel Regno Unito, si tratta di circa il cinque per cento della popolazione. Le minoranze razziali costituiscono un totale del 13% della popolazione nel Regno Unito. Non c’è modo che un gruppo che costituisce il cinque per cento della società possa vincere nella politica dell’identità. Alla fine, se inizi a giocare al gioco dei numeri, gli altri gruppi risponderanno. All’improvviso hai il gruppo che costituisce l’87% della società che dice, okay, proveremo anche questa cosa della politica dell’identità – saremo interessati solo a spingere soluzioni a beneficio dei bianchi, lascia che il resto si preoccupi riguardo loro stessi. La realtà è che hanno i numeri per vincere in un gioco del genere.

 

È lo stesso negli Stati Uniti. Si potrebbe pensare che ci siano più persone di colore negli Stati Uniti da ciò che si vede nei film o negli spettacoli televisivi americani. Ma i neri costituiscono solo il 13 per cento della società statunitense, ovvero una persona su otto. Anche secondo le proiezioni demografiche, entro il 2045, si prevede ancora che solo un americano su otto sarà nero; è la popolazione ispanica che dovrebbe crescere in modo significativo. Quindi, a lungo termine, come può una politica che segnala di essere interessata solo agli interessi dei neri e non potrebbe importare di meno di ciò che accade al resto della società andando a lavorare per un gruppo che costituisce solo il cinque o il 13 per cento della società?

 

 

Pensi che l’identitarismo e il politicamente corretto abbiano aiutato i neri? C’è qualcosa che puoi trarne di positivo? Sicuramente le persone che citi, che sono interessate a un’autentica uguaglianza razziale, direbbero che è stata storicamente significativa per il movimento antirazzista?

 

Traccio una distinzione tra correttezza politica e politica dell’identità – o quello che preferisco chiamare populismo identitario. La correttezza politica ha indiscutibilmente aiutato i neri. Ho vissuto in Polonia, mia madre era polacca e la Polonia è bianca per il 99% con un livello molto basso di correttezza politica nei confronti delle minoranze come me, rispetto al Regno Unito. Non è stato piacevole guardare le interviste televisive in cui i politici confrontano le politiche del governo con quelle di uno “Stato Bantu” o di un “Paese africano arretrato“. Naturalmente, quando ho sentito cose del genere, mi sono arrabbiato e mi sono sentito male. Mi piace il fatto che un ministro britannico non abbia mai detto una cosa del genere alla TV pubblica. È molto più piacevole, molto più favorevole per le minoranze vivere in una società in cui le persone, in particolare le figure di autorità, si rivolgono a tutti i gruppi di persone con una fondamentale decenza e gentilezza. Questo ha giovato ai neri, senza dubbio.

 

 

Tuttavia, il populismo identitario è un’altra questione. Come tutto il populismo, offre soluzioni molto semplicistiche basate su una visione del mondo semplicistica in bianco e nero. Il populismo di destra essenzialmente suggerirà che l’unico problema principale dell’Occidente è l’immigrazione eccessiva e le élite arroganti che la sostengono. Il populismo identitario è una visione del mondo altrettanto semplicistica: il mondo è essenzialmente costituito da persone di colore intrinsecamente buone e di colore e da bianchi oppressivi e cattivi. Noi, i neri e i bruni intrinsecamente buoni, veniamo oppressi dai bianchi cattivi. È estremamente  semplicistico.

 

 

Sono cresciuto in Nigeria, la nazione nera più popolosa del mondo, e posso dirti che c’è tanto male, pregiudizio e avidità tra i neri quanto tra i bianchi. Ci sono ampie prove di questo in tutto il mondo. Ci sono sicuramente molte prove di questo in Africa, dove i neri, specialmente quelli al potere, opprimono, emarginano e privano i loro compagni di colore ogni giorno, condannando centinaia di milioni alla povertà e alla sofferenza di massa. Quindi cercare di disegnare questa immagine semplicistica di noi-neri-buoni / loro-bianchi-cattivi è una sciocchezza assoluta. È la diagnosi sbagliata dei problemi del mondo. La domanda, ovviamente, è perché molte persone di colore rispondono al populismo identitario? Perché ce n’è una richiesta? Chiaramente, coloro che propagano il populismo dell’identità stanno soddisfacendo una sorta di bisogno emotivo in questo momento.

 

 

Questa è davvero una prospettiva popolare tra la maggior parte dei neri? Perché spesso i veri spacciatori del populismo dell’identità razziale, come lo chiami tu, sono i bianchi, quindi c’è un elemento di colpa bianca lì dentro. Ma questo ha trazione tra la maggior parte dei neri?

 

 

Ho osservato tre tipi principali di atteggiamenti nei confronti del populismo identitario. Prima di tutto, ci sono persone di colore che non credono che i bianchi siano tutti più o meno razzisti, e quelli di noi che vivono nelle società occidentali, sono terribilmente oppressi. Ma credono che sostenere gli identitari, o almeno non sfidarli, sia nel loro migliore interesse. Questo si applica principalmente ai professionisti neri della classe media, non agli idraulici neri, ai meccanici o ad altri neri della classe operaia.

Prendiamo me per esempio. Sto per finire un dottorato di ricerca, quindi immagina che io voglia davvero un lavoro nel mondo accademico, ma è davvero difficile ottenerne uno perché c’è molta concorrenza. E poi, all’improvviso, vedo che si fa rumore sul fatto che non ci siano abbastanza accademici neri nel mondo accademico britannico a causa del razzismo. Sarebbe nel mio interesse personale saltare su questo e aiutare coloro che diffondono questo messaggio. Sarebbe nel mio interesse personale unirmi ad esercitare pressioni sulle università britanniche, nella speranza che adottino un qualche tipo di sistema di quote o altra politica volta ad aumentare rapidamente il numero di accademici neri nelle università britanniche. Questo potrebbe quindi rendermi più facile entrare nella posizione che desidero. Quindi, anche se penso che gli identitari razziali abbiano torto la maggior parte del tempo, potrei sostenere questo se avessi una visione puramente egoista. Quindi ci sono un bel po ‘di persone che lo guardano da questo punto di vista egoistico, in particolare i professionisti della classe media in campi in cui tale pressione è stata applicata con successo in passato e dove c’è stata molta attenzione sulla necessità per una maggiore diversità sul posto di lavoro.

 

Poi c’è il secondo gruppo. Molto spesso, persone di tutte le razze, quando si avvicinano a una certa età e le cose non hanno funzionato come si aspettavano, iniziano a cercare risposte per spiegare perché è così. Ora, la risposta più difficile è che non ho ottenuto il successo che mi aspettavo perché ho commesso alcuni errori su tutta la linea. Il problema è in me. Questo è il modo psicologicamente più difficile per vederlo. È psicologicamente più confortante se qualcuno arriva e dice, “ehi! certo che la tua vita non è andata come ti aspettavi – è perché vivi in ​​una società razzista e sei stato emarginato. I bianchi hanno deliberatamente pianificato la società in modo tale che le cose non andrebbero o non dovrebbero funzionare per te, quindi non è colpa tua, hai fatto tutto bene, sono loro il problema”. Emotivamente, questo è un messaggio molto seducente. Le persone di tutte le razze preferiscono di gran lunga esternare la colpa delle loro aspettative non soddisfatte piuttosto che essere autocritiche.

 

 

Poi ci sono quelli che credono davvero nel messaggio identitario. Pensano sinceramente che le società occidentali siano oppressive e razziste. Di solito si tratta di minoranze razziali cresciute qui in Occidente. Quelli di noi che sono cresciuti, diciamo, in Africa hanno visto come possono essere la vera oppressione e l’emarginazione. Tuttavia, capisco che coloro che sono cresciuti qui non hanno quel quadro di riferimento comparativo. Confrontano solo la Gran Bretagna così com’è con ciò che immaginano dovrebbe essere, piuttosto che con altri paesi. Potrebbero essere stati educati a sospettare dei bianchi a causa del colonialismo, della schiavitù e di altri torti storici accaduti ai neri in passato. Potrebbero essere stati educati ascoltando e leggendo molto sui torti storici e quindi avere un sospetto istintivo dei bianchi. Questo li rende molto suscettibili all’ipotesi che ai bianchi semplicemente non piacciano i neri e pensano di essere intrinsecamente superiori ai neri. Ciò che ci è stato detto sul passato è un potente modellatore di come interpretiamo il presente. Questo, ovviamente, si applica a tutte le persone, non solo ai neri.

 

 

Quanto è pressante il problema del razzismo nel Regno Unito oggi?

 

 Qui arriviamo alla questione delle esperienze individuali soggettive. Ho una prospettiva un po ‘diversa sul razzismo perché ho vissuto in Polonia, un paese a maggioranza bianca al di fuori del Regno Unito. Ho anche viaggiato abbastanza ampiamente in tutta l’Europa continentale. Ho visto la situazione dei neri in paesi come la Germania, la Francia, le nazioni scandinave e molti altri paesi europei. Sulla base di quell’esperienza, so che non c’è posto in Europa, molto probabilmente nel mondo occidentale, dove la situazione è migliore per i neri che qui nel Regno Unito. Non c’è società a maggioranza bianca più tollerante in Europa della società britannica. L’ho visto con i miei occhi, questa è stata la mia esperienza soggettiva.

Ora, ovviamente, qualcuno che è nato in Gran Bretagna e forse non ha trascorso molto tempo in altre società a maggioranza bianca, non ha avuto le mie esperienze e il mio quadro di riferimento. Non me lo posso aspettare da loro. E non posso negare loro le loro esperienze soggettive e dire che dovresti essere felice di quello che hai perché i neri lo fanno molto peggio in altri paesi. No, non avrebbe senso.

 

Non c’è società a maggioranza bianca più tollerante in Europa della società britannica

 

Quindi, sì, il razzismo è un problema, ma non direi che il razzismo sia il problema più grande nella società britannica, o anche il problema più grande nella società per i neri. Ci sono molti problemi sociali, tra cui il razzismo. Nel 2017, il governo ha pubblicato un rapporto in cui riconosceva esplicitamente che c’erano disparità significative negli alloggi, nel lavoro e in altri aspetti della vita in Gran Bretagna che sono fortemente legati alla razza e che occorre fare qualcosa al riguardo. Naturalmente, gli identitari diranno: dacci azioni, non parole. Abbastanza giusto, ma non è che non si stia facendo nulla. Si stanno facendo cose e nessuno, compreso l’attuale governo, fa finta che tutto sia fantastico.

 

 

Quando eri più giovane, hai mai avuto il desiderio di essere coinvolto nel tipo di politica dell’identitarismo nero? Soprattutto essendo un giovane in Polonia, dove, come hai spiegato in dettaglio, c’era una buona dose di razzismo. È stato qualcosa che hai abbracciato o sei sempre stato in una fase critica?

 

Nel mio caso, sono nato in Nigeria e cresciuto in Nigeria. Sono andato alla scuola primaria e secondaria in Nigeria e mi sono trasferito in Polonia per andare all’università nella mia tarda adolescenza. E l’identitarismo nero era esattamente la mia posizione iniziale in reazione alle esperienze negative di razzismo crudo che ho vissuto in Polonia, specialmente alla fine degli anni ’90, del tipo che probabilmente non si vedeva in Gran Bretagna dagli anni ’70. La mia reazione immediata è stata quella di vedere il mondo come una situazione tra noi e loro. Mi sono ritirato nei circoli neri e abbiamo passato molto del nostro tempo a lamentarci di “tutta questa gente bianca“. È stato un modo per sfogare la nostra frustrazione e i nostri sentimenti di impotenza in un paese in cui sapevamo molto bene che le autorità non erano davvero preoccupate di come ci sentivamo. Quindi, so molto bene come ci si sente a sperimentare il razzismo. La Polonia era allora, ed è tuttora, incomparabilmente meno aperta a persone di razze diverse rispetto al Regno Unito.

 

Tuttavia, ricordo che mia madre è venuta a trovarmi una volta e stavamo chiacchierando di questo e quello. Mi sono lanciato in uno dei miei discorsi di Malcolm X-wannabe sui neri questo, e sui bianchi quello. E mia madre ha detto: ‘Ti ricordi che sono bianco e sono tua madre, vero? So che hai esperienze diverse per me a causa del colore della tua pelle, ma sono tua madre, ti ho cresciuto, quindi cosa c’è con questo intero atto della Pantera Nera e stai cercando di negare metà di te stesso?” Ho iniziato a ridere. Mi sono reso conto che a causa delle mie esperienze negative in Polonia, mi ero ritirato nel conforto di un’esuberante retorica razziale, illudendomi di darmi potere. È stato allora che ho lasciato cadere l’intero personaggio “oh, guardami, sono più nero del nero” e ho iniziato a guardare le cose da lontano.

 

Una cosa sottovalutata è quante persone di origine mista si trovano all’interno del movimento identitario. Sono spesso alcuni dei più importanti propagatori del populismo dell’identità nera. Persone che hanno un genitore bianco. Tutte le persone di razza mista sperimenteranno una crisi di identità ad un certo punto della loro vita. Era meglio per quelli di noi, come me e te, che erano nati in Africa, dove l’intera faccenda della razza non è così grande come nella società occidentale. Ma in un ambiente occidentale, non sarai mai visto come bianco, non importa come ti senti o ti identifichi dentro. Questa è la realtà. Ciò significa che, per il bambino di razza mista che desidera ardentemente l’accettazione di gruppo (cosa che la maggior parte delle persone fa), sai che l’unico gruppo che può potenzialmente accettarti come uno di loro è il gruppo nero.

 

Ma anche lì, ci saranno alcuni che si chiederanno se sei davvero così nero – perché, dopo tutto, uno dei tuoi genitori è bianco. Ci saranno alcune persone nere che penseranno che tu stia meglio di loro nelle società occidentali perché hai la pelle più chiara. Alcuni si risentiranno per questo e insisteranno sul fatto che non sai davvero cosa sia l’esperienza nera. Di fronte a questo, i bambini di razza mista spesso compensano eccessivamente e cercano di comportarsi in modo più nero del nero. Vorranno essere più cattolici del Papa stesso. Faranno di tutto per dimostrare al gruppo nero che sono neri come loro, forse anche di più.

 

 

Sei preoccupato per la coltivazione del vittimismo nero, questa sensazione che, a causa delle ingiustizie storiche dalla schiavitù al razzismo poliziesco degli anni ’70, si debba continuare a vedere se stessi come la vittima nera dell’oppressione bianca? In questo modo, sicuramente, i giovani neri non possono mai definire la loro identità con qualcosa di diverso dalla razza.

 

 

Sì, certamente. C’era una forte figura di autorità nera nella mia vita, nella mia tarda adolescenza. Sono sempre stato interessato alla politica e ho pensato di studiare scienze politiche all’università in Polonia. Ma questa persona mi ha detto che questa era una perdita di tempo perché non c’era posto, in niente connesso alla politica polacca, per una persona di colore. Così ho finito per studiare legge all’università e odiarne ogni minuto. Mi sono laureato in giurisprudenza, ma non potrei mai vedermi passare la vita a lavorare come avvocato. Ho così finito per trascorrere diversi anni della mia vita senza alcuna direzione, prima di ritrovarmi infine nel giornalismo politico.

 

Nel frattempo, in quella stessa Polonia, circa 10 anni dopo che quella persona mi aveva detto che non c’era posto per una persona di colore in qualsiasi cosa connessa alla politica polacca, due neri sono stati eletti come parlamentari. Eppure mi è stato detto che nessuna persona di colore potrebbe ottenere nulla nel regno politico in Polonia. Quindi vedete come un messaggio del genere può influenzare la vita di un giovane se gli viene detto che la società non gli permetterà di fare qualcosa. Può essere terribilmente dannoso. Non dovremmo allevare bambini con delusioni troppo ottimistiche – il razzismo esiste – ma assorbire i giovani con l’idea che la società ha un piano per rendere la tua vita un fallimento è una cosa terribile da fare per le giovani menti.

 

 

Se non il vittimismo nero, o il populismo identitario o l’identitarismo, cosa pensi debba accadere per superare le restanti ingiustizie razziali per i neri in Occidente?

  

Quando si verifica un’ingiustizia razziale, dovrebbe essere sollevata, discussa e contestata. Ma anche il tono e l’atteggiamento sono molto importanti. Puoi dire la stessa cosa con un tono aggressivo che non ti porterà da nessuna parte, oppure puoi dirla con un tono che segnali che vuoi unirti ad altri per risolvere i problemi per il miglioramento della società più ampia. Se i problemi interessano un gruppo, ad esempio i neri, dovremmo presentare questi problemi come un problema anche per la società più ampia e per i valori condivisi dalla società più ampia.

 

Dobbiamo anche pensare a ciò che sottolineiamo. L’enfasi non dovrebbe essere sempre sulle nostre differenze, sul ricordare costantemente alle persone che esistono un noi e un loro. L’attenzione dovrebbe essere posta su valori e punti comuni della società condivisi più ampi, su ciò che avvantaggia tutti noi, non su ciò che avvantaggia alcuni di noi. Anche dal punto di vista della negoziazione, se inizi con un atteggiamento che ti segnala che sei interessato solo a ciò che otterrai dalle negoziazioni e sei completamente disinteressato a ciò che otterrà l’altra parte, non puoi aspettarti che le negoziazioni vadano avanti bene. L’atteggiamento deve essere, facciamo cose che siano reciprocamente vantaggiose e che funzioneranno per tutti nella società nel suo insieme piuttosto che concentrarci su come il mio gruppo può trarne beneficio e lasciare che gli altri si preoccupino di se stessi. Questa è una strada che non porta da nessuna parte.

 

 

Se potessi riassumere la tua esperienza mista in una parola, quale parola sceglieresti?

 

Differenza. Non sempre negativo o deprimente, ma è sempre lì a ricordarmi la mia diversità rispetto ai cliché delle società in cui vivo. Mi sono reso conto che a causa delle mie esperienze negative in Polonia, mi ero ritirato dall’aperto conforto di un’esuberante retorica razziale e questo era dovuto a come mi si faceva sentire.

 

La razza è qualcosa che noi umani abbiamo immaginato durante tutta la nostra esistenza – un pensiero che ti fa distinguere dagli altri, qualitativamente e pregiudizievolmente, in base al colore della pelle. Ma è un’idea che rimane influente. Mentre la maggior parte delle persone oggi sarebbe d’accordo con un’affermazione del tipo: “In fondo siamo tutti solo esseri umani indipendentemente dal colore della pelle“, le nostre percezioni reciproche sono ancora fortemente influenzate dal pensiero razzista. La buona notizia è questa: ciò che è stato immaginato può essere reinventato. Dal punto di vista dell’individuo, non importa se la razza esista o meno. Ciò che conta è il significato ad esso attribuito. Cosa credono le persone su cosa dica di te: il fatto di essere nero, bianco o di pelle scura? Se una preponderanza di bianchi avesse opinioni positive sui neri e viceversa, l’identificazione come diverse razze  non sarebbe un problema. È l’attribuzione generalizzata di caratteristiche razziali negative sull’altro il vero problema.

 

 

A più di un decennio dall’elezione di Obama, ora abbiamo una prova di evoluzione del pensiero su razza e identità; un esempio è come il mondo affronta la complessità razziale del vicepresidente Kamala Harris, di madre Indiana e Giamaicano. La biografia di Harris, della Casa Bianca, la identifica come “la prima americana di colore e la prima americana sud-asiatica” ad essere eletta alla vicepresidenza.

 

Le contraddizioni che rendono così complicata la vita come persona Mixed sono anche ciò che ci garantisce un vantaggio in termini di comprensione della società. Se cresciuto in una casa interrazziale, è probabile che tu abbia avuto interazioni sia positive che negative con persone di diverso colore della pelle all’interno della tua stessa famiglia. Quando parlano francamente, gli individui misti tendono a vedere i problemi relativi alla razza e all’identità per quello che sono: sfere complesse del nostro mondo contemporaneo che sfidano le facili divisioni in tribù buone e tribù cattive, come è popolare oggi.

 

Le nostre esperienze come persone di razza mista, insegnano che il mondo non è fatto di neri, bruni e bianchi, ma di coloro che hanno un approccio inclusivista (di mentalità aperta verso gli altri esseri umani) e di coloro che hanno un approccio esclusivista  (mentalità chiusa). Il trucco per rendere questo mondo migliore per tutti noi è espandere quel campo inclusivista all’interno di ogni gruppo razziale.

 

 

 

 

Quindi, quale futuro per noi Mixed? In Italia non si ha ancora la percezione di quanto sia importante riconoscere la nostra identità e le nostre riflessioni. Tutto viene buttato nel crogiuolo deli’ “essere neri”, “essere persone di colore“, “essere diversi” e tra noi si accetta silenziosamente questo status, in un atteggiamento che va dal vittimistico, alla rassegnazione più totale, al menefreghismo molto pericoloso. Veniamo totalmente ignorati nella nostra essenza più reale. Il mio progetto di Métissage Sangue Misto è il primo nel suo genere, creato, elaborato e divulgato, in Italia, da un decennio, eppure i diretti interessati sono rinchiusi nel proprio mondo. Quando vengono invitati ad esporsi, a raccontare la propria esperienza, che possa essere di ispirazione e motivazione agli altri Mixed, cala un silenzio assordante, per poi sfociare in sfoghi del tenore di “parlano tutti fuorché i diretti interessati”. Oppure, se sono persone che hanno raggiunto una qualche posizione sociale, si barricano dietro il terrore di doversi esporre e magari dire o fare cose che potrebbero compromettere il loro status. Come uscire da questo empasse?

 

 

In tutta la Gran Bretagna, le persone Mixed, oggi, vedono costantemente molti altri come loro intorno. Il senso di vulnerabilità che deriva dal sentire che le persone come te sono una piccola minoranza nella società sta scomparendo. Mentre molti con cui ho parlato lottano ancora con le contraddizioni e le incertezze della navigazione tra identità razziali multiple, c’è anche una crescente consapevolezza sulla necessità della società monorazziale inizi ad adattarsi a noi, non solo il contrario.

 

Poche persone ragionevoli, oggi, contesterebbero il fatto che la razza è un costrutto sociale, qualcosa che noi umani abbiamo immaginato che esistesse. Il che non sminuisce, in alcun modo, il suo potente impatto sulla vita quotidiana delle persone. Ciò che alla fine conta è ciò che la gente crede sia importante.

 

La buona notizia, come già ho detto prima,  è che ciò che è stato immaginato può essere reinventato. La chiave è ricreare i costrutti sociali di razza e identità in un modo che offra la più grande opportunità possibile alle persone di prosperare. Quando si tratta di persone Mixed, il modo per iniziare, è che la società ci chieda chi siamo, non che ce lo dica. E noi (quindi vale anche per un paese come l’Italia) dobbiamo iniziare a capire che solo noi possiamo fare la differenza, non avendo paura di affrontare la questione.

 

 

C’è una fiducia che deriva dall’essere te stesso. La tua tribù è quella a cui piaci per quello che sei. Quelli a cui non piaci come sei, non sono la tua gente. È davvero così semplice.

 

 

 

 

 

 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Multipotentialite Wantrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder IG MBA Métissage Boss Academy ,  MBA Metissage & Métissage Sangue Misto.    Mi trovi anche sul Canale Telegram, e su ClubHouse come @wizzylu.

 

 

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