COVID-19: è stato detto all’Africa di prepararsi al peggio. Qual è la risposta in Nigeria?

Al 25 marzo, 33 paesi africani avevano riportato più di 600 casi e 17 decessi dovuti a COVID-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus. Più di 40 persone si sono riprese. Ma Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale etiope dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha detto che il numero di casi nel continente era probabilmente più elevato e ha esortato i paesi africani a “svegliarsi”, con la crescente minaccia in corso. “Il miglior consiglio per l’Africa è prepararsi al peggio e prepararsi oggi”, ha detto.

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I suoi avvertimenti arrivarono quando la Nigeria, il paese più popoloso del continente, vietò l’ingresso a persone da 13 paesi colpiti gravemente. Una miriade di altri paesi africani ha adottato misure simili – soprattutto in relazione ai viaggi dall’Europa, l’attuale epicentro della pandemia – e ha imposto la quarantena obbligatoria dei passeggeri provenienti dalle regioni colpite.

Dall’imposizione dei divieti di viaggio, al divieto di raduni di massa e alla chiusura delle scuole, i governi di tutta l’Africa stanno adottando sempre più misure radicali nel tentativo di frenare la diffusione del nuovo coronavirus. Le mosse di emergenza derivano da un preoccupante aumento del numero di infezioni registrate negli ultimi giorni in tutto il continente dopo settimane di pochi casi segnalati, e poiché il  COVID-19 non abbia ancora una soluzione terapeutica nota, gli esperti raccomandano una serie di azioni che possono minimizzare il rischio di infezione, incluso il lavaggio frequente e completo delle mani con acqua e sapone.

E’ risaputo che la prevenzione di un grande focolaio si basa sul contenimento dei casi importati e sul tentativo di fermare la trasmissione della comunità. Questo concetto, in Nigeria (paese della cui situazione ho tangibile conoscenza, e di cui posso esprimermi con dati alla mano), trova relativa fiducia nel fatto che le lezioni apprese dalle precedenti emergenze sanitarie, compreso il devastante focolaio di Ebola nel 2014-2016 che ha ucciso oltre 11.000 persone nell’Africa occidentale, aiuteranno nella lotta contro il nuovo coronavirus. Certo è che l’Ebola è  diversa dal COVID-19; tuttavia, la Nigeria ne ha esperienza diretta, e conosce l’importanza della prevenzione e la necessità di mitigare le informazioni false.

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Covid-19: operatori sanitari fanno il screening ai passeggeri in arrivo al Murtala Muhammed International Airport di Lagos. Photo: AP

L’epidemiologo Chikwe Ihekweazu, Chief Executive Officer e Coordinatore Nazionale per il “Nigeria Centre for Disease Control“,  persona per cui nutro una stima infinita, ha affermato che la Nigeria ha rafforzato la capacità di rilevamento e risposta della sorveglianza.  Inoltre, dice, “l’epidemiologia della malattia sta cambiando rapidamente, e con essa, la nostra risposta, come Centro. Uno dei più forti miglioramenti che abbiamo visto rispetto all’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale nel 2014, è il coordinamento e il sostegno dell’OMS Africano, dei Centri africani per il controllo delle malattie e delle organizzazioni sanitarie dell’Africa occidentale”, ha aggiunto.

La Nigeria, con una popolazione di 200 milioni (20 milioni dei quali sono stipati nella capitale commerciale di Lagos), ha 44 casi COVID-19 confermati al 25 marzo 2020 (tra cui il capo dello staff del presidente Muhammadu Buhari), in netto aumento rispetto a 8 casi della scorsa settimana. Attualmente ci sono otto casi ad Abuja, il Territorio della Capitale Federale, e 29 a Lagos, il centro commerciale del paese. È stato registrato un decesso e 2 dei 44 pazienti si sono completamente ripresi. Come in altre parti del mondo, il numero effettivo di casi è molto probabilmente molto più elevato, a causa dei test limitati e del modo in cui il virus si diffonde, con molti che potrebbero veicolare il virus senza mostrare alcun sintomo.

E’ fuori dubbio che l’aumento dei casi COVID-19 mette in evidenza le voragini nel sistema sanitario nigeriano e le preoccupazioni sulla capacità del governo di rispondere alla pandemia.  E’ altrettanto vero, però, che in questo momento critico, le autorità stanno fornendo informazioni tempestive e accurate sulla preparazione del paese e stanno affrontando, in modo discretamente incisivo,  le incoerenze che possono aumentare la vulnerabilità dei suoi cittadini, in particolare quelli più a rischio.

Il sistema sanitario nigeriano è afflitto anche da un’insufficiente finanziamento costante e da infrastrutture limitate. Il governo ha ripetutamente mancato all’impegno del 2001 sotto la “Dichiarazione di Abuja“, di spendere almeno il  15 percento del proprio budget per la salute nazionale. Nel 2018 è stato assegnato solo il 3,9 per cento e nel 2020, questo è aumentato marginalmente al  4,5 per cento. Secondo la Nigerian Medical Association, il paese ha solo circa 40.000 medici per fornire assistenza a una popolazione stimata di quasi 200 milioni. Il rapporto medico-paziente, secondo l’OMS, è un medico per 2.500 pazienti. Il rapporto raccomandato dall’OMS è di un medico su 1.000 pazienti, il che significa che la Nigeria ha meno della metà dei medici che dovrebbe rispondere adeguatamente in una situazione non di crisi.

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Dobbiamo però riconoscere il fatto che il governo nigeriano ha adottato alcune misure importanti per frenare la diffusione del virus, anche rispondendo rapidamente al primo caso noto del paese e impiegando ampi sforzi per rintracciare altri casi sospetti o persone che potrebbero essere venute a contatto con i casi iniziali. Il governo ha anche intrapreso una vasta documentazione e controlli sanitari per i passeggeri che entrano nel paese prima del divieto del 20 marzo di viaggiare all’estero. Dal 18 marzo, le autorità di vari stati e del Territorio della Capitale Federale hanno iniziato a chiudere le scuole e a vietare grandi assembramenti, e non ha mancato nel fornire aggiornamenti quotidiani sulla situazione epidemiologica e sulle azioni di contenimento.

Tuttavia, l’aumento del numero di casi registrati negli ultimi giorni, dopo settimane di relativamente pochi casi segnalati, è un segnale preoccupante che le autorità devono prepararsi a rispondere al peggio della crisi. La capacità di test rapidi era limitata fino a qualche settimana fa, e disponibile solo per coloro che avevano viaggiato di recente a livello internazionale o che avevano avuto contatti con quelli confermati o sospettati di avere il virus.

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Attualmente, grazie anche a finanziamenti privati (anche qui c’è una vera e propria gara per contribuire ad aiutare, con donazioni, la propria nazione, dai così detti Capitani dell’Industria Nigeriana del calibro di Dangote, Elumelu, Agbaje, Ovia, Otedola, Wigwe e Rabiu, oltre che da Banche e associazioni varie) c’è un gran fermento per attrezzare gli ospedali in modo da poter garantire la cura ad un numero, più grande possibile, di persone con il virus. Il Governo stesso ha requisito Stadi e grandi edifici, adattandoli a quelli che sono gli ospedali da campo. Si sono acquistati quantità di ventilatori per aiutare i pazienti a respirare e per attrezzare tutte le nuove e vecchie unità di terapia intensiva del paese. Si sono create zone di isolamento per accogliere i pazienti per le prime cure.

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Nel mentre, il Centro per il controllo delle malattie della Nigeria ha lanciato campagne di consulenza e sensibilizzazione sulla salute pubblica per informare le persone sulla necessità di praticare il distanziamento sociale e incoraggiare l’igiene personale, incluso il lavaggio delle mani con acqua corrente. Questo può essere difficile nelle comunità a basso reddito e nei campi profughi interni, dove le persone vivono in spazi congestionati con poco o nessun accesso ai beni di prima necessità, compresa l’acqua. Ma anche in questi casi, il Governo, insieme alle varie organizzazioni sanitarie, stanno provvedendo alla fornitura di acqua potabile. Alcune persone, dall’indole commerciale molto sviluppata e fantasiosa, si sono organizzati nella vendita (in strada, nei villaggi o nei mercati) di tazze d’acqua con disinfettante incorporato.

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Il Governatore dello Stato di Lagos, nel spiegare le direttive e la funzione di questo Centro di Isolamento, costruito nello stadio Onikan, in Surulere, Lagos.

Rammentiamoci che nel paese sono già in corso altri tipi di epidemie, con  focolai di colera, morbillo e febbre lassa, che hanno causato molte vittime. E’ chiaro che in queste condizioni, la popolazione sta affrontando un rischio particolarmente elevato di mortalità COVID-19. Rischio calcolato anche dal Governo stesso che ha già messo in campo, oltre a tutto il possibile necessario a salvare vite, anche l’esercito pronto a organizzare l’eventuale “possibile sepoltura di massa”, noleggiando le attrezzature necessarie.

Inoltre, l’esercito, è stata schierata per proteggere dai saccheggiatori,  lo stoccaggio del cibo che il governo ha già immagazzinato nei vari silos e depositi dislocati in tutti i 36 Stati.

In tutta questa corsa al contenimento, la banca centrale ha affermato che rimarrà aperta, in mezzo all’eventuale  scoppio globale, per garantire “stabilità monetaria e dei prezzi”.

Le autorità nigeriane si stanno impegnando a valutare la preparazione di ciascuno stato a rispondere alla pandemia, a fornire informazioni ed a adottare misure rapide per prepararsi adeguatamente a salvare vite umane, prendendo anche importanti misure pratiche per frenare la diffusione della malattia. Questi passaggi dovrebbero, ovviamente, prendere in considerazione le vulnerabilità e le disuguaglianze esistenti che impediscono l’accesso alle necessità di base come l’acqua corrente, che è fondamentale per mantenere le persone in vita. Ma è altrettanto vero che non possiamo, né dobbiamo giudicare, l’immane sforzo fatto dal Gigante d’Africa, con il parametro di misura Occidentale.

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Chi ha avuto modo di venire in questa Nazione, può ben capire che tutto ciò che ho raccontato sin qui, assume un valore ed una misura ingente rispetto alle reali possibilità del territorio. E si deve dare atto al fatto che, lo sforzo perpetuato dal Governo, dalle Organizzazioni Sanitarie locali, dall’Esercito, dalla popolazione stessa nel cercare di contenere la pandemia, è ammirevole. Non sufficiente, certo, ma ammirevole, con i pochi mezzi a disposizione. Se poi pensiamo che in Europa, nonostante si abbiano elevate tecnologie, attrezzature ospedaliere, personale medico e sanitario discretamente proporzionale al numero di abitanti, ci si è trovati in un annichilimento disastroso.

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L’augurio è che tutto il Continente Africano abbia capito che l’errore fondamentale dei paesi Occidentali è stato il sottovalutare l’alta contagiosità del virus e che le azioni intraprese sono state piuttosto lente ed insufficienti. Il vero guaio, purtroppo, è che i paesi Europei, hanno fatto troppo poco e  troppo tardi per contenere l’epidemia. La Cina, Nazione da cui è partito il primo focolaio, ha adottato immediatamente misure vigorose di salute pubblica nei confronti di questo nuovo virus. Probabilmente lo sforzo di contenimento della malattia, assolutamente il più ambizioso, agile e aggressivo della storia, ha aiutato la Cina ad evitare numero considerevole di casi e morti, sebbene ci siano stati, poi, gravi effetti sull’ economia della nazione.

Dal mio punto di vista, il successo della Cina si basa, in gran parte, su un forte sistema amministrativo che ha potuto immobilizzare comportamenti non in linea con nuove leggi restrittive,  combinato con la pronta collaborazione del popolo cinese a obbedire a rigorose procedure di sanità pubblica. Sebbene ad altre nazioni manchino la capacità di comando e controllo della Cina, ci sono importanti lezioni che i presidenti e i primi ministri africani possono imparare dall’ esperienza cinese.

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Dal momento che in Occidente non si sono apprese celermente queste lezioni, i leader politici africani dovrebbero muoversi più velocemente e in modo più aggressivo. La mortalità dei pazienti in condizioni critiche con polmonite è notevole. La gravità della polmonite mette a dura prova le risorse di terapia intensiva negli ospedali, soprattutto se non dispongono di personale o risorse adeguati. Questo corona-virus non è benigno. Uccide. Quindi la politica africana, di ogni ordine e grado, dovrebbe avere ben presente quale sia la minaccia dell’epidemia alla sicurezza nazionale e, vista  la bassa incisività della pandemia nel continente, lavorare, con grande urgenza, sulla prevenzione, e provvedere alla formazione degli operatori sanitari su come gestire i pazienti con COVID-19, fornire i dispositivi di protezione individuale, ventilatori, ossigeno e kit di test e rafforzare le relative catene di distribuzione.

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Al momento che scrivo queste due righe, addì, 29 Marzo 2020, alle ore 22  (21 ore Nigeriane), ricevo il discorso del Presidente Muhammadu Buhari, con le indicazioni ed i decreti promulgati per il periodo da qui in avanti. I casi ad oggi sono 97 (aumentati dai 44 a cui mi riferivo fino al 25 Marzo) e comunque tutti sotto stretto controllo. Un solo decesso. Misure restrittive sono state prese e l’ organizzazione ospedaliera e sanitaria è sotto il diretto controllo del Dr. Chikwe Ihekweazu.

Al momento abbiamo solo le prove e l’esperienza cinese che ci hanno insegnato come i colossali sforzi di salute pubblica del suo governo abbiano salvato migliaia di vite. Per far questo si deve avere il coraggio di abbandonare il proprio timore per le conseguenze negative derivanti dalla limitazione delle libertà economiche e pubbliche.

A quello ci si penserà dopo aver debellato la minaccia.

 

@Wizzy,  Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy  & @metissagesanguemisto.

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