La Nigeria entra in una delle peggiori crisi alimentari della storia.

Una crisi alimentare è imminente in Nigeria poiché i nigeriani continuano ad affrontare sfide come inondazioni, effetti del cambiamento climatico, insicurezza, minacce di conflitto e COVID-19, che minacciano una forte carestia nel 2021.

 

 

Con una popolazione di oltre 200 milioni di persone, la Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa, ed il settimo nel mondo. Il tasso di crescita annuale della popolazione è di circa il 2,7% e più della metà della popolazione ha meno di 30 anni.

 

 

La Nigeria è il decimo produttore di petrolio greggio al mondo e ha raggiunto lo status di reddito medio-basso nel 2014. Tuttavia, il conflitto nella sua regione nord-orientale ha sfollato circa 2 milioni di persone e ha lasciato altri 7,7 milioni bisognosi di assistenza umanitaria. La povertà persistente colpisce più della metà della popolazione, più gravemente nelle regioni del nord-est e del nord-ovest. Inoltre, la Nigeria è anche soggetta a periodiche siccità e inondazioni; ciò ha avuto un impatto negativo sulla produzione agricola e ha aumentato la vulnerabilità delle popolazioni, soprattutto nelle zone rurali.

 

Circa 110 milioni di nigeriani, che rappresentano oltre il 60% della popolazione totale, vivono al di sotto della soglia di povertà. I tassi di iscrizione alla scuola primaria sono stimati al 70% per i ragazzi e al 60% per le ragazze. Dal 2014, le attività dei ribelli, nel Nord del paese, hanno aggiunto pressione a un ambiente di risorse fragili, aumentato l’insicurezza, ostacolato lo sviluppo e accresciuto l’instabilità alimentare e nutrizionale di donne e bambini vulnerabili. E, mentre le rinnovate iniziative militari del governo contro l’insurrezione riescono a sortire qualche successo positivo,  gli attacchi di Boko Haram, con ordigni esplosivi improvvisati e ordigni esplosivi agganciati direttamente sulle persone, continuano a Maiduguri City e in altre città del nord-est.

 

 

Assalite dalla violenza, dai disordini sociali e dalle difficoltà economiche, migliaia di famiglie nigeriane del nordest, si ritrovano ad avere un disperato bisogno di assistenza alimentare e, questo, nel resto del paese, se vi aggiungiamo la rapida urbanizzazione, elevata crescita della popolazione, la bassa produttività agricola, l’accesso limitato all’istruzione e ai servizi sanitari, la fornitura inadeguata di servizi di base, scarsa igiene e servizi igienici, accesso limitato all’acqua potabile e cattive pratiche di alimentazione di neonati e bambini piccoli. La pandemia in corso ha acuito poi la persistenza dell’insicurezza alimentare e nutrizionale, colpendo, in modo significante, la produzione e il commercio alimentare globale.

 

Oggi, ai nigeriani, acquistare una quantità di cibo, costa il doppio dell’importo speso cinque anni fa. Questo dopo che i prezzi del cibo (in particolare dell’ olio e dei grassi, del pesce, delle patate, dell’igname e altri tuberi, della frutta, della carne, della verdura, del pane e dei cereali),  sono saliti al livello più alto negli ultimi  12 anni. Il cibo è ciò per cui  i nigeriani spendono, rappresentando oltre la metà della spesa totale in un anno. Secondo Omotola Abimbola, senior associate e investment research, di Chapel Hill Denham (la più grande società di banking e Investment management in Nigeria), il brusco aumento dell’inflazione alimentare è stato in parte autoinflitto.

 

Il governatore dello Stato del Niger, Abubakar Sani Bello, ha però dato un monito: Stiamo andando verso la carestia e la fame, dice. Si prevede che circa 9,8 milioni di nigeriani dovranno affrontare una grande carestia quest’anno, poiché 16 stati del nord, incluso il Federal Capital Territory (FCT), sono stati identificati nel rapporto Cadre Harmonize (CH) sulla sicurezza alimentare e la nutrizione analisi, pubblicata il 5 novembre 2020. I 16 stati includono Adamawa, Bauchi, Benue, Borno, Gombe, Jigawa, Kano, Kaduna, Katsina, Kebbi, Niger, Plateau, Sokoto, Taraba e Yobe States nonché la stessa FCT. Si sospetta sia inclusa anche lo Zamfara State, anche se, ancora i dati non sono ancora resi noti.

 

Il Cadre Harmonisé (CH) e il Integrated Food Security Phase Classification (Classificazione integrata della fase di sicurezza alimentare – IPC),  sono realtà analitiche che studiano e sintetizzano gli indicatori dei risultati della sicurezza alimentare e nutrizionale e l’ingerenza dei fattori che contribuiscono, in scale e cifre, a rappresentare  la natura e la gravità della crisi e le implicazioni di una  risposta strategica in sicurezza alimentare e nutrizione. Sono  volte a prevenire la crisi alimentare, identificando rapidamente le popolazioni colpite e proponendo misure appropriate per migliorare la loro sicurezza alimentare e nutrizionale. I risultati dell’analisi CH in Nigeria sono diventati il ​​parametro principale per la stima delle aree e della popolazione di persone vulnerabili bisognose di assistenza umanitaria, come presentato nelle Annuali Humanitarian Needs Overviews (HNOs) e nei Humanitarian Response Plans (HRPs), e forniscono una precoce allerta ai governi nazionali e statali, nonché ai partner per lo sviluppo, compresa la comunità umanitaria, sull’incombente insicurezza alimentare e le lacune nutrizionali affrontate negli Stati e viene utilizzato per galvanizzare il sostegno verso azioni mirate.

 

 

Tuttavia, questi  strumenti hanno fornito opportunità ai governi e agli addetti alla sicurezza alimentare e della nutrizione di monitorare continuamente i progressi compiuti nel miglioramento della sicurezza alimentare e delle situazioni nutrizionali, in particolare nel Nord-Est che è stato gravato dall’insicurezza causata da una prolungata insurrezione armata. L’analisi CH guidata, dal Governo Federale, è facilitata attraverso il National Program for Food Security (NPFS), con supporto finanziario e tecnico della Food and Agriculture of the United Nations (FAO), del Permanent Interstate Committee for Drought Control in the Sahel (CILSS) , del Programma alimentare mondiale (WFP), del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), dell‘Unione europea, dell‘Agenzia Francese per lo Sviluppo e l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID). Altri membri del Comitato tecnico Cadre Harmonize sono  la rete dei sistemi di allarme rapido della carestia (FEWSNET), la classificazione della fase di sicurezza alimentare integrata (IPC), la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC), Oxfam, Administration for Children & Families (ACF) e Save the Children.

 

Analizzando la necessità di CH, il rappresentante della FAO in Nigeria e ECOWAS, Fred Kafeero ha affermato che i risultati dell’analisi hanno messo in luce la necessità di un intervento urgente da parte del governo e che  la soluzione, adottata dagli stakeholder della Nigeria Food Security dal 2015, mira ad applicare i risultati dell’analisi nella prevenzione della crisi alimentare identificando le aree colpite e le popolazioni, nonché proponendo misure appropriate per migliorare cibo e nutrizione.

 

L’analisi CH di ottobre/novembre 2020 è stata diversa dagli anni precedenti, in quanto ha preso in considerazione l’impatto, senza precedenti, della pandemia COVID -19 sui vari risultati della FNS (Food and Nutrition Security). Nonostante l’allentamento delle misure di blocco del COVlD-19, diverse famiglie stanno ancora incontrando difficoltà nell’accedere ai loro bisogni alimentari di base e a quelli non alimentari, a causa dell’interruzione dei mezzi di sussistenza. Ciò, ovviamente,  ha comportato una riduzione delle opportunità di reddito e sicurezza alimentare e nutrizionale.

 

Intervenendo sul rapporto, il Segretario permanente del Ministero federale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, il dottor Mua’zu Abdulkadir, ha affermato che l’analisi non è solo un allarme precoce, ma un inevitabile strumento decisionale per guidare i punti di azione atti a garantire una situazione di sicurezza alimentare e di nutrizione in tutti gli Stati coinvolti. Il dottor Abdulkadir ha, inoltre, affermato che l’analisi CH dell’ottobre 2020 è arrivata in un momento in cui le famiglie nel paese hanno dovuto affrontare uno stress economico a causa del blocco e delle misure restrittive messe in atto per frenare la diffusione del Covid-19 in Nigeria.

 

 

 

Perché i prezzi del cibo in Nigeria stanno aumentando?

 

La Nigeria, nonostante le sue riserve di petrolio e minerali, è ancora, fondamentalmente, un paese agricolo, almeno in termini di popolazione che lavora la terra. Il 71% della forza lavoro nigeriana è impegnata nell’agricoltura. Oltre il 90% della produzione agricola della Nigeria proviene da contadini che risiedono in aree rurali remote dove vive il 60% dei 150 milioni di abitanti totali. Le proprietà terriere agricole sono generalmente piccole e sparse, con un numero medio di appezzamenti agricoli per famiglia che varia tra 2 e 28 appezzamenti in aumento da sud a nord. La Nigeria coltiva oltre 25 milioni di ettari di terra per varie colture alimentari.

 

 

Eppure, nonostante tutte queste risorse umane e naturali ovviamente abbondanti, la Nigeria non è ancora in grado di provvedere e nutrire i suoi cittadini. Produce solo 500.000 tonnellate di riso mentre il consumo annuo è di 2,5 milioni di tonnellate. E’ il secondo importatore di riso al mondo dopo Singapore e, prima d’ora, la Nigeria ha speso oltre 350 milioni di dollari solo per l’importazione di riso.

 

 

L’aumento dei prezzi alimentari ha continuato ad essere il principale motore dell’inflazione della Nigeria e può essere legato a una serie di fattori tra cui l’interruzione della catena di approvvigionamento derivante dalla pandemia,l’aumento della domanda,  le restrizioni valutarie, l’aumento dei prezzi del petrolio, i problemi della sicurezza che colpiscono le comunità agricole,  la chiusura delle frontiere, gli shock legati al clima, gli alti costi del trasporto, e della stagionalità della produzione agricola.

 

 

L’economia nigeriana e le riserve estere dipendono principalmente dal petrolio greggio, che rappresenta oltre l’80% delle esportazioni ed è influenzato dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali del petrolio. Secondo il FMI, l’economia sta vivendo un doppio shock: la significativa diminuzione dei prezzi del greggio e la pandemia COVID-19 che rallenta l’attività economica. A maggio, il paese ha esportato 1,61 milioni di barili di greggio al giorno, ancora superiore alla quota proposta dall’OPEC della Nigeria di 1,41 milioni di barili al giorno. L’OPEC ha tagliato la quota della Nigeria, a causa dell’elevata offerta di mercato e della calma diminuzione dei prezzi. Mentre i prezzi globali del petrolio sono leggermente rimbalzati, i prezzi sono ancora inferiori a 27,90 USD / barile a maggio rispetto a prima della pandemia COVID-19 a gennaio, quando i prezzi globali del petrolio erano 66,68 USD / barile. Poiché la produzione di petrolio è stata ridotta e i prezzi sono bassi, le entrate del governo e le riserve estere sono diminuite. Ciò ha causato la recente recessione in atto della nazione più popolosa dell’Africa.

 

 

Il Nigeria Bureau of Statistics (NBS) ha riportato un’inflazione annuale a maggio al 12,40% rispetto al 12,34% di aprile, in linea con il leggero aumento dell’inflazione dall’inizio del 2020 e il tasso più alto dall’aprile 2018. La naira nigeriana (NGN ) si è deprezzato rispetto al dollaro USA, con il tasso interbancario che si è deprezzato del 15% da 306 NGN / USD a 360 NGN / USD dall’inizio della pandemia COVID-19 a marzo. Il tasso di cambio del mercato parallelo, è di 450 NGN / USD. A maggio, la Central  Bank of Nigeria, in vista del graduale allentamento delle misure di blocco in molti paesi, ha ripreso l’emissione di valuta estera a tutte le banche commerciali per la successiva vendita alle piccole e medie imprese per l’importazione di merci. Allo stesso modo, le piccole e medie imprese che desiderano effettuare importazioni essenziali avranno ora accesso alla valuta estera al tasso di cambio ufficiale. Queste attività sono uno sforzo per rivitalizzare l’attività economica nel paese. Rimangono però, in atto, alcune forme restrittive tra cui  il divieto di importare alcuni prodotti alimentari (44, per la precisione,  tra cui articoli come succhi di frutta in confezioni al dettaglio, burro di cacao, polvere e torte, spaghetti / tagliatelle, maiale, manzo, uova di uccello, escluse le uova da cova, mais, oli e grassi vegetali raffinati – inclusa la maionese).

 

 

La Petroleum Pricing Regulatory Agency (PPRA), responsabile della fissazione dei prezzi del carburante, ha diminuito i prezzi interni del carburante, per la terza volta nel 2020, a seguito del crollo dei prezzi globali del petrolio greggio. È probabile che questi controlli sui prezzi del carburante impediscano un forte aumento dei costi di trasporto. Il commercio estero, aggregato da esportazioni e importazioni, è diminuito di circa il 18% nei primi tre mesi dell’anno rispetto al quarto trimestre del 2019, in gran parte guidato dalle esportazioni di petrolio greggio. Il commercio e le attività del mercato internazionale sono stati limitati durante il blocco globale associato alla pandemia. Inoltre, le restrizioni ai voli internazionali e le chiusure delle frontiere terrestri limitano le attività commerciali regionali, con conseguente diminuzione delle entrate del governo e limitazione del reddito tra le popolazioni che dipendono dai movimenti transfrontalieri. Sia i flussi commerciali interni che quelli internazionali sono sostanzialmente diminuiti in tutto il paese. I sei porti marittimi sono operativi, anche se a causa delle restrizioni il flusso delle merci è più lento del normale. Allo stesso modo, i posti di blocco nazionali lungo le rotte commerciali che applicano i regolamenti COVID-19, insieme alla chiusura del mercato, limitano le attività commerciali in tutto il paese. I mercati in tutto il paese stanno gradualmente riaprendo le attività con l’allentamento delle recenti misure di blocco in molti stati. L’andamento poi delle piogge e delle precipitazioni, fino ad oggi, sono state più vicine alla media nel resto del paese. Tuttavia, a giugno, si sono verificate inondazioni a Lagos, Kwara, Akwa Ibom e in altre località del paese e rimane alto il rischio di alluvioni.

 

 

Rammento, anche, che nell’agosto 2019, la Nigeria ha intrapreso una politica protezionistica, chiudendo le proprie frontiere terrestri, con l’obiettivo di aumentare la produzione locale e frenare il contrabbando di cibo e articoli illegali. Sebbene la politica abbia contribuito a stimolare la produzione locale, in particolare il riso, ha invece impedito alle aziende di effettuare esportazioni legittime ed aumentando i prezzi delle materie prime.  La chiusura delle frontiere ha anche inferto un duro colpo al commercio, il secondo settore che contribuisce al PIL della Nigeria, poiché il settore continua a cedere nella recessione. Per mostrare come la chiusura delle frontiere abbia peggiorato i prezzi dei prodotti alimentari, l’inflazione alimentare della Nigeria è diminuita di mese in mese all’1,83% a gennaio dal 2,05 del mese precedente. Gli analisti prevedono, comunque che, nonostante la decisione di riaprire i confini abbia avuto uno sviluppo positivo, i prezzi dei prodotti alimentari rimarrebbero elevati a causa delle continue sfide di insicurezza nelle regioni produttrici di alimenti.

 

Infatti,  la crescente ondata di insicurezza nel paese ha continuato a ostacolare la spinta alla produzione alimentare della Nigeria. Lo scontro tra agricoltori e pastori (specialmente i Fulani) nella maggior parte del paese ha continuato a spingere gli agricoltori fuori dai terreni agricoli, riducendo così il raccolto agricolo. Inoltre, gli incessanti  attacchi del temuto gruppo terroristico Boko Haram, in particolare nella regione settentrionale dove vengono coltivati ​​i principali prodotti agricoli, ha ucciso centinaia di migliaia di persone e inviato molti a fare i bagagli come sfollati interni. La crescita del settore agricolo è stata dell’1,4% nel terzo trimestre del 2020, rispetto alla crescita media del 5,5% nel 2014.

 

 

Come il governo può affrontare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari?

 

Per incoraggiare l’impegno nelle attività agricole e ridurre l’impatto delle restrizioni relative al COVID-19 sulla stagione in corso, il governo ha recentemente fatto resuscitare il National Agricultural Land Development Authority (l’Autorità nazionale per lo sviluppo dei terreni agricoli – NALDA), che ha reclutato oltre 77.000 giovani agricoltori per impegnarsi in attività agricole che vanno dalla coltivazione all’allevamento di animali fornendo loro della formazione. Inoltre, il governo sta fornendo materie come i  fertilizzanti e i semi migliorati, a tassi agevolati. La Central Bank of Nigeria CBN fornisce ulteriore sostegno all’agricoltura a 1,6 milioni di agricoltori per la produzione agricola e le attività di zootecnica. La Nigeria Security and Civil Defence Corps (Il Corpo di difesa civile della Nigeria NSCDC) ha schierato agro-rangers per salvaguardare fattorie e ranch in alcune delle peggiori aree colpite dal conflitto, nello stato di Kaduna, come indicato dal governatore dello Stato, per facilitare l’impegno nell’agricoltura.

 

Il diserbo e le applicazioni di fertilizzanti sono in corso normalmente negli stati meridionali, mentre la preparazione del terreno e la semina sono in corso nelle aree centrali e settentrionali. È in corso la raccolta verde di patate dolci e mais nelle aree meridionali e di arachidi e patate negli Stati centrali. Nonostante gli input delle colture, l’impegno nelle attività agricole è generalmente al di sotto del normale in tutto il paese, per le motivazioni che ho già spiegato prima. Aggiungo anche che a causa del continuo rischio di locuste del deserto, in 12 stati del nord, il governo ha proposto finanziamenti per attuare misure di controllo nel caso in cui raggiungessero la Nigeria.

 

 

Secondo Ayodeji Balogun, CEO di AFEX (un organizzazione Nigeriana dedita alla promozione ed alla valorizzazione dei mercati agricoli) , per affrontare l’aumento dei prezzi, devono accadere tre cose fondamentali:

 

  1. Effettuare una forte produzione nella stagione secca, che verrà poi raccolta ed immagazzinata intorno ad aprile/maggio, anziché prolungare la tendenza fino ad Ottobre.
  2. Trovare il modo per aumentare le nostre riserve alimentari strategiche. Come paese, produciamo circa 30 milioni di tonnellate di cereali, quindi dovremmo immagazzinare circa 1,5 milioni di tonnellate o il 5% del valore totale come minimo. Attualmente, le nostre riserve strategiche sono sempre comprese tra 50 e 100mila. Abbiamo bisogno di circa 1,5 milioni come minimo per aiutarci a intervenire molto meglio sui prezzi.
  3. Una soluzione a più lungo termine potrebbe essere quella di avere un mercato dei derivati ​​che poi inizi a gestire e ridurre la volatilità dei prezzi.

 

Aggiunge, poi, Moses Ojo, economista  e ricercatore degli investimenti, presso la  PanAfrican Capital Holdings Limited, che il governo deve affrontare il conflitto tra pastori Fulani  e agricoltori in alcune parti del paese. Se il conflitto persiste – dice –  peggiorerà l’attuale alta inflazione alimentare nel paese. Inoltre, nel medio e lungo termine, è necessario che i politici affrontino le carenze infrastrutturali, come le cattive strade che rendono difficile e costoso il movimento delle colture alimentari dalle fattorie remote ai centri urbani. Sul versante monetario, il comitato di politica monetaria della Banca Centrale dovrebbe spostare la sua attenzione dalla crescita economica alla stabilità dei prezzi al fine di frenare l’inflazione una volta che il paese sarà uscito dalla recessione.

 

 

Al coro dei dispensatori di soluzioni si aggiunge Emmanuel Ijewere, vicepresidente, Nigerian AgriBusiness Group (NABG), il quale  ha detto che il problema più grande nel paese è  la mancanza di stoccaggio e conservazione. Al momento del raccolto, ci sono molti sprechi, quindi la via da seguire è avviare il processo di conservazione degli alimenti, oltre che avviare un sistema di irrigazione adeguato in modo da poter piantare cibo tutto l’anno anziché affidarsi ad un’agricoltura stagionale, come oggi.

 

 

 

 

 

La vera domanda finale da porsi è: Il Governo Nigeriano, è davvero in grado di risolvere la crisi?

 

Premesso che il governo nigeriano ha rastrellato, negli anni scorsi, un sacco di soldi, grazie ai petrodollari, potrebbe tranquillamente permettersi di  rimuovere completamente tutti i dazi e le tasse sui cereali importati, come annunciato un po’ di tempo fa.  Inoltre, ha concluso accordi con i governi Thailandese, Indiano e Americano per importare 500.000 tonnellate di riso per soddisfare  il suo mercato interno.  Il piano è vendere questo riso alla metà del suo prezzo alla gente. Il governo ha anche promesso di foraggiare 100 miliardi di Naira nell’agricoltura come soluzione a lungo termine alla carenza di cibo. Con queste premesse, il governo nigeriano, sulla carta,  potrebbe permettersi di sollevare la popolazione dalla eminente crisi di carestia.

 

Dall’altro canto, ci sono una serie di sfide che la classe dirigente nigeriana, deve affrontare, il che rende tutte queste misure di emergenza ridicole. Il primo di questi è il problema della corruzione. La corruzione è il filo conduttore della quotidianità della vita di qualsiasi regime come la Nigeria, ciò sta a significare, per esempio, che la maggior parte di questo riso acquistato all’estero, non raggiungerà mai  le persone comuni che ne hanno bisogno.

 

 

Si può porre una domanda molto innocente e ovvia; perché il governo non può effettuare una massiccia coltivazione della terra per far crescere il grano, soprattutto riso, mais e grano, e tutti quei cereali che possono essere coltivati in Nigeria? La risposta è ovvia. E’ inammissibile sotto questa forma di capitalismo. La politica dettata dal Fondo Monetario Internazionale FMI  o dalla Banca Mondiale è che il governo non fa affari negli  affari. L’imperialismo ha imposto alla Nigeria, attraverso i vari programmi di aggiustamento strutturale, una politica che afferma che i sussidi su cibo, fertilizzanti, carburante, trasporti ecc. sono dannosi per l’economia. Gli stessi programmi impongono che l’economia di un paese come la Nigeria debba essere completamente aperta al mercato mondiale. Il risultato finale è la distruzione dell’industria e dell’agricoltura.

 

 

Il governo capitalista esiste per pochi e prospera solo quando c’è povertà e miseria di massa. La massiccia importazione di cibo – fornita come “soccorso” a breve termine – minerà ulteriormente la già malata produzione locale. I prodotti agricoli economici – sovvenzionati – dei paesi più ricchi indeboliranno ulteriormente i piccoli agricoltori nigeriani.

 

 

Quello che non sono stati in grado di fare per decenni richiederebbe un miracolo da fare con urgenza ora. Sebbene al momento abbiano i soldi per ordinare 500mila tonnellate di riso, per gestire la rimozione di tasse e dazi sull’importazione di grano, insomma, per mettere in atto una forma di insorta di riforma sostanziale, questi soldi non saranno sempre a disposizione. Ci si troverà a bramare una soluzione per risolvere il problema alimentare, quando è chiaro che quello stesso denaro a disposizione, lo aggraverà, minerà ulteriormente la produzione locale, alimenterà ulteriormente la corruzione e destabilizzerà ulteriormente un’atmosfera politica già instabile.

 

 

LA NIGERIA CAPITALISTA E’ ASSOLUTAMENTE INCAPACE DI RISOLVERE QUESTO PROBLEMA FONDAMENTALE.

 

L’attuale crisi alimentare è un risultato necessario del funzionamento del capitalismo; una Nigeria capitalista è assolutamente incapace di risolvere questo problema fondamentale. Così come è incapace di unire i nigeriani, così come è incapace di sviluppare l’industria, così come è incapace di costruire un’infrastruttura moderna, di porre fine alla corruzione e, cosa più deplorevole, di porre fine alla miseria dei nigeriani. Aspettarsi che risolva questo è come aspettarsi che il leone mangi l’erba.

 

In mezzo secolo di indipendenza formale, la classe dirigente nigeriana si è dimostrata incapace di sviluppare un’infrastruttura moderna. Non è stata nemmeno in grado di mantenere le proprie raffinerie di petrolio, tutte crollate e ora la Nigeria, paese esportatore di petrolio, è costretta a importare carburante raffinato!!!! Il petrolio, che avrebbe dovuto fornire un reale miglioramento materiale alle masse, ha di fatto, contribuito alla deindustrializzazione della già esigua base industriale della Nigeria e allo stesso tempo al crollo della sua agricoltura. Tutto ciò di cui l’élite al potere è stata capace di fare, è stato di dissipare la ricchezza prodotta dai lavoratori del paese. Niente cambierà adesso come adesso. Semmai peggiorerà.

 

A meno che ………… non salga al potere una classe dirigente in grado di porre fine definitivamente alle varie crisi che ci sono addossate. Combinando e gestendo le immense risorse materiali,  i milioni di lavoratori e contadini nigeriani, il paese potrebbe uscire dalla povertà molto presto e fornire cibo sufficiente per la sua popolazione. Ma ci vuole visione. E tanta voglia di far del bene alla propria Nazione.

 

 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Multipotentialite Wantrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder IG MBA Métissage Boss Academy ,  MBA Metissage & Métissage SangueMisto.  

 

 

 

 

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