PH Credit: Elena & Austin

Le coppie miste rendono il mondo migliore? Ce lo diranno Elena e Austin.

Elena e Austin, dopo 35 anni di matrimonio e due meravigliosi figli, sono l'esempio di quanto le differenze culturali ed etniche non contino nulla quando c'è di mezzo l'amore.

Oltre i pregiudizi sulle coppie “miste”

PH Credit: Elena & Austin

 

Si dice che l’amore sia una delle cose più pure che si possa mai avere e donare. E’ dolce, non conosce l’invidia, non si vanta e si rallegra della verità. Così il matrimonio, considerato il lavoro più duro che si possa mai fare, prima ancora del ruolo genitoriale. Se poi parliamo di coppie miste, coppie cioè nate da unioni tra persone di diverse nazionalità e/o etnia, e/o cultura, il lavoro e l’impegno diventa doppio, perché richiede dedizione, pazienza, molto amore ed un’enorme mole di affidamento, oltre che la forza e la perseveranza di due persone che condividono la fede nel matrimonio come sacro e come un dono prezioso.

 

 

Eppure, forse, l’amore è uno dei concetti più fragili, se non la più perniciosa, di tutte le nozioni romantiche, soprattutto quando si cade nel tranello del “l’amore non vede il colore“.  E’ vero: seguendo la logica di questo pensiero, i  bambini piccoli  formano amicizie e giocano tranquillamente tra di loro, senza che la nozione costruita di razza sia un problema, ma la verità è che, per molte coppie interrazziali, le discussioni sul costrutto razza, privilegio e svantaggio costituiscono lo sfondo delle loro vite e del modo in cui navigano nel mondo insieme. Non solo abbiamo a che fare con l’essere razzialmente diversi, ma anche con le differenze di cultura e mentalità.

 

 

Quando parliamo di coppie miste, tendiamo a pensare alla diversità in termini di colore della pelle e caratteristiche fisiche tipiche. Ma a un livello più profondo, le diversità riguardano le differenze di cultura. In questo senso, le coppie di razza mista affrontano le stesse sfide delle coppie bi-culturali della stessa razza.

 

PH Credit: Elena & Austin alla celebrazione del loro venticinquesimo anno di matrimonio.

 

Quando due persone di culture diverse si sposano, una chiave importante per rendere l’unione un successo, è il rispetto reciproco del patrimonio culturale. E questo vale non solo per i matrimoni bianco-neri , ma per tutte le coppie. Ognuno di noi ha un ricco patrimonio culturale che è parte integrante di ciò che siamo come persona. Mancando di rispetto alla cultura del proprio partner,  gli si manca, inevitabilmente, di rispetto, svalutandolo come persona. Interessandosi, al contrario, alla sua cultura e costruendo relazioni con le persone appartenenti alla sua storia ereditaria, il proprio matrimonio birazziale può essere un’esperienza profondamente arricchente.

 

 

Generalmente la scelta di formare una famiglia mista è ben accolta dalle reciproche famiglie, ma non per tutti è così, poiché manca spesso l’impegno e l’empatia necessarie per comprendere una cultura differente  e questo può portare ad incomprensioni e comportamenti eccessivamente traumatiche.

 

È sicuramente molto gratificante amare qualcuno che è diverso da te in termini di etnia, cultura, identità, religione e altro ancora. Quando siamo aperti l’uno con l’altro, possiamo ampliare le reciproche prospettive, avvicinarci al mondo in modi diversi e persino scoprire che c’è una connessione nelle nostre differenze.

 

 

Sfortunatamente, le coppie interrazziali, oggi, possono, a volte, incontrare delle difficoltà, in virtù del fatto che il razzismo esiste nella nostra società a un livello molto profondo. Idealmente, l’amore non dovrebbe avere limiti a questo riguardo.

 

 

Le persone possono nutrire sentimenti negativi  o pregiudizi su una coppia interrazziale e i partner coinvolti, devono affrontare questi problemi insieme, mantenendo l’empatia e il sostegno reciproco.

 

 

Succede, per esempio, che in alcune coppie miste nero-bianco, la questione razziale sia un argomento problematico che si innesca in commenti inopportuni, insensibili e sottilmente razzisti di estranei, di amici e di famigliari, in micro-aggressioni quotidiane,  in sguardi, risate e domande razzialmente imbarazzanti, in reazioni di sorpresa a queste relazioni, o di compatimento quando qualcuno si pensa intelligente nel dire “dev’essere difficile stare con una donna nera” o, viceversa, in stupore di non aver scelto un uomo nero, in linea con la propria estrazione nera ……

 

 

 

Le coppie interrazziali possono anche raggiungere conflitti quando affermano i propri valori in base all’identità razziale o culturale.

 

La difficoltà, o la risorsa, a seconda dei casi, di una coppia mista non sta nella differenza culturale in sé, ma nella capacità di gestirla, cercando una strada insieme. Il film del 1967, ” Indovina chi viene a cena” di Stanley Kramer, è stato uno dei primi a raccontare una storia d’amore tra due persone di diverse origini razziali: Joanna e John, una ragazza bianca e un afroamericano nella società “bene” degli Stati Uniti degli anni ’60. Dopo la diffidenza e le resistenze iniziali, il padre di Joanna arriva a questa conclusione:

 

Voi però lo sapete, e io so che lo sapete, che cosa sfidate. Ci saranno 100 milioni di persone, qui negli Stati Uniti, che si sentiranno disgustate, e offese, e provocate dal vostro atto. Chiunque potrebbe obiettare, e non a vanvera, su questo vostro matrimonio. Gli argomenti sono tanti, non c’è bisogno di cercarli.

Ma voi siete due esseri perfetti, e vi siete innamorati. Qualunque obiezione possa fare un bastardo contro la vostra intenzione di sposarvi, solo una cosa ci sarebbe di peggio. Cioè che voi due, sapendo ciò che fate, sapendo ciò che vi aspetta e sapendo ciò che sentite, non vi sposaste.

 

 

E’ fuori discussione che l’amore non sia solo un sentimento fugace, ma piuttosto una scelta. Le persone che si sorprendono,  che hanno remore sulla “mescolanza etnica” o che si arrendono alle pressioni della società, forse dimenticano che le unioni sono delle scelte e vengono fatte, generalmente e semplicemente, per amore, perché quella persona che hai scelto ha per te un immenso valore, e per questo decidi di amarla e percorrere una strada insieme, indipendentemente da ciò che ti ostacola.

 

Vivere una qualsiasi relazione significa essere a casa quando si è insieme. La casa è il luogo in cui ci vuole il minimo sforzo per essere sé stessi. Nelle coppie miste non fa differenza, perché lo stare insieme è l’ appartenenza della coppia. Si crea una casa. Ci si trova bene e al sicuro in quella casa. Si sente il conforto, la protezione, la cura e quella unica connessione tipica di anime unite. Le tonalità differenti di pelle, satura di melanina o meno, non creano barriere nel matrimonio, perché si è scelto questo amore e questa vita.

 

Ciò non significa che un matrimonio interrazziale sia un paradiso rispetto ad altri tipi di unione. Si è ben consapevoli di come essa porti a complicanze sociali, a stereotipi culturali e a credenze di vecchi proverbi stile “Moglie e buoi dei paesi tuoi“, ma ci sono ragioni molto concrete per cui una coppia mista può avere una marcia in più, come ve ne sono altrettante per cui non potrà funzionare.

 

Ciò che è più importante nel determinare se un matrimonio avrà successo o meno è la quantità di stress a lungo termine che la coppia sperimenta. Questo stress può provenire dall’esterno del matrimonio, ad esempio da problemi finanziari o problemi legati al lavoro, o può sorgere all’interno del matrimonio, ad esempio da difficoltà nell’educazione dei figli o problemi di salute, sia fisici che psicologici. Anche la mancanza di sostegno al matrimonio, da parte della società, in generale, o della famiglia allargata, in particolare, può far pendere la bilancia verso disfunzioni e separazioni.

 

In generale, la razza di per sé non sembra avere un’influenza sul fatto che un matrimonio fallirà o prospererà. Pertanto, se confrontiamo le coppie di razza mista e della stessa razza che godono della stessa qualità di vita, non troviamo alcuna differenza nei tassi di divorzio. In questo senso, non ci sono prove sulla convinzione diffusa che i matrimoni birazziali abbiano maggiori probabilità di fallire.

 

Tuttavia, la razza è correlata ad altri fattori che hanno un impatto sulla qualità del matrimonio, come, per esempio, la compatibilità e le buone capacità di comunicazione, chiavi essenziali per un matrimonio felice.

 

 

L’armonia che si crea tra due culture diverse è un altro fattore per cui la coppia mista ha una marcia in più.

Nelle coppie in cui entrambi i componenti hanno la stessa etnia e provengono dalla stessa cultura, trovare compromessi, scoprire le abitudini e le tradizioni dell’altro non è cosa da poco. Ma nelle coppie miste l’amore crea una vera e propria armonia anche tra culture e tradizioni che apparentemente hanno poco in comune. Entrambi imparano continuamente l’uno dall’altro, assimilando usanze che unite possono diventare davvero speciali e indistruttibili. L’abbattimento insieme dei  pregiudizi  riesce a dare una decisa scossa allo stupore e allo scandalo che spesso queste coppie suscitano nell’ambiente in cui vivono.

 

 

Potrà sembrare quasi scontato, ma le coppie che non hanno rinunciato al loro amore e alla loro felicità solo perché le convenzioni sociali non avrebbero approvato, hanno contribuito a “normalizzare” l’idea di una coppia composta da due persone appartenenti a due etnie/culture/razze diverse, spianando la strada per la felicità di molte altre persone e, nel loro piccolo, hanno combattuto per una causa più grande, quella dell’uguaglianza. Infine, le differenze creano un rapporto di rispetto e di stima reciproca ancora più forte con l’obiettivo di affrontare e difendersi dai pregiudizi.

 

 

 

Ora, a fronte di tutta questa lunga premessa, le coppie miste renderanno il mondo un posto migliore? L’ho chiesto ad una delle coppie miste più belle e resistenti, conosciute in Italia, Elena e Austin. Trentacinque lunghi anni di amore, condivisione e crescita insieme. Due figli meravigliosi, ormai grandi, e frutto di un paziente lavoro di genitorialità.

 

 

 

 

Ciao Ragazzi! Grazie di cuore per aver accettato di condividere, sul mio blog, la vostra vita e la vostra esperienza di famiglia mista. La mia vuole essere uno stimolo per la marea di coppie lì fuori (anche mono razzialmente composte) prive della capacità di empatia e di amore puro verso chi amano. So che avete compreso molto bene il mio obiettivo, e vi ringrazio davvero tanto per aver colto questa occasione per cercare di fare la differenza in un mondo che continua a schiamazzare cose senza senso.

 

Chi è Austin? Chi è Elena?

AUSTIN: sono un Nigeriano di etnia Yoruba, arrivato in Italia come studente nell’Aprile 1982. Mi sono diplomato in Agraria e dopo un’esperienza universitaria ho aperto un’Agenzia in cui mi occupo di intermediazione di materiali da costruzione.

ELENA: sono italiana, di Verona e sono impiegata in un’Azienda  Metalmeccanica della zona.

 

 

Austin, che Italia ti sei trovato nel 1982 e che Italia è ora? Come ti sei relazionato con la Città in cui hai scelto di vivere e studiare?

 

Quanto arrivai, l’Italia era molto accogliente, con meno razzismo e il nero, come persona, non era una minaccia. Oggi sono un po’ spaesato perché mi sono reso conto che, l’Italia, in fatto di problematiche e accoglienza degli africani,  non ha fatto gli stessi passi in avanti che hanno fatto tutti gli altri paesi europei. Me ne sono accorto anche attraverso le parole di mia figlia Linda che, vivendo all’estero, si è piacevolmente sorpresa del fatto che non veniva squadrata da cima a fondo, né giudicata per la pigmentazione della pelle. In ogni caso, mi sono relazionato molto bene con la Città in cui vivo e con gli amici che qui frequento.

 

 

Come vi siete conosciuti?

 

ELENA: Ci siamo conosciuti, per caso, una sera a Verona, davanti ad un Palazzo. Ero con due amiche ed eravamo arrivate in Città per salutare un amico musicista che abitava in un palazzo in centro. Dopo aver suonato a lungo, il nostro amico non rispondeva e mentre decidevamo cosa fare, apparve questo bellissimo ragazzotto (Austin) che si premurò subito ad aiutarci. Chiamò la proprietaria del palazzo, la quale ci disse che l’amico musicista era appena partito per un concerto. Al che, Austin se ne uscì dicendo: “Fortunato il tipo, 3 donne solo per lui” . A questo punto mi girai verso la mia amica e le dissi, testualmente :”questo me lo sposo”; la mia amica, ovviamente mi disse che ero fuori di testa. Da lì a poco, Austin ci invitò a bere un caffè. Anche se quella sera era più attratto da una delle mie amiche, un anno dopo me lo sposai io!

 

Elena, cosa hai pensato quando hai visto Austin la prima volta?

Aveva un bellissimo sorriso.  Il suo modo di fare mi invitava a voler conoscere qualcosa di diverso.

 

E te Austin? Cosa hai pensato quando hai visto Elena la prima volta?

L’ho trovata molto interessante. Era una bella persona, molto dolce, mi sembrava un angelo. Lo rifarei diecimila volte.

 

 

Di che cosa, dell’uno e dell’altro, vi siete reciprocamente innamorati?

AUSTIN:  sicuramente della sua verve.

ELENA : sicuramente della sua dolcezza.

 

 

Cosa invece, non vi piace dell’uno e dell’altro e che, comunque state cercando di smussare?

ELENA: assolutamente la sua lentezza!

AUSTIN: assolutamente la sua frenesia

 

 

E come cercate di smussare questi aspetti “intollerabili”?

 

AUSTIN: Ognuno deve mantenere le proprie caratteristiche e non snaturarsi mai per l’altro. Ci si deve accettare e rispettare nelle proprie diversità.

ELENA: Io cerco di spronarlo e invitarlo ad accelerare i ritmi. Quando però ho esaurito tutte le energie  nel stimolarlo in questo senso, mi fermo, quasi mi arrendo.

 

Cosa avete imparato l’uno dall’altro?

AUSTIN: da lei ho imparato il rispetto delle regole

ELENAda lui ho imparato fin troppo bene ad improvvisare tutto

 

 

Avete deciso di sposarvi e coronare il vostro sogno. Siete insieme da 35 anni, una cosa non comune oggigiorno. Qual è il vostro segreto?

 

AIUSTIN: sicuramente la collaborazione reciproca, rimanendo quello che si è. Il rispettarsi nelle proprie diversità.

 

ELENA: siamo liberi, come interessi e come amicizie. E’ molto importante ritagliarsi i propri spazi.

 

 Quanti figli avete? Anni? Cosa fanno nella vita? Come li avete educati? E di che cosa sono orgogliosi dell’educazione da voi ricevuta?

Abbiamo due figli: Linda di 32 anni e Steve di 22. Linda, finito gli studi, vive e lavora all’estero. Steve vive in casa con noi ed è prossimo alla laurea. Li abbiamo educati ad essere accoglienti e amorevoli con il prossimo. Dal nostro punto di vista sono molto orgogliosi del fatto che siamo riusciti ad integrare le nostre due culture.

 

Elena & Austin con i figli Linda e Steve

 

 

I vostri figli vi hanno mai espresso preoccupazioni per la loro doppia cultura? Se sì, quali e come li avete spronati a superarli?

AUSTIN: Sicuramente Linda, più di Steve ha vissuto più preoccupazioni per la sua doppia cultura e questo è dovuto al fatto che, essendo un po’ più grande, ha vissuto la sua infanzia in modo diverso rispetto al fratello. Ha subito atti di razzismo, ma non lo ha mai esternato fino a quando non è andata all’estero e si è misurata con altre realtà. Steve, invece, si identifica più come un nigeriano. Tende a volere essere più africano. Parla il Pidgin, si è avvicinato in modo molto profondo alle tradizioni e alla cultura nigeriana e, devo dire la verità, è attraverso di lui che ho conosciuto molte musica nigeriane. Posso dire che è stato (ed è) il catalizzatore di tutto ciò che riguarda la Nigeria. Di questo devo ringraziare molto Elena perché si è prodigata per far capire ai ragazzi che le loro radici sono africane (nigeriane).

ELENA:  C’è differenza tra Linda e Steve nel sentire la loro africanità nel loro modo di esprimerlo. Anche Linda ha un rapporto molto profondo con la sua parte Nigeriana, tant’è che le era successo spesso, in passato, di sentire la nonna paterna chiamarla e parlare con lei, nonostante la distanza.

 

Come mai non hai trasmesso direttamente te, Austin, il senso delle radici?

Elena passava questi messaggi e rafforzava in loro il senso di identità con me presente. Lei lo faceva così tanto bene che non avevo altro da aggiungere e ne ero molto fiero e contento. Quando poi mi assentavo per lavoro, Elena, a mo di gioco e favoletta, raccontava ai ragazzi che il loro papà era andato in Nigeria a dar da mangiare ad una zebra. Lo aveva raccontato così bene che Steve, una volta andato in Nigeria con noi, voleva vedere la zebra nutrita dal papà.

Ed i vostri figli, nello specifico, come vivono la loro bi-razzialità?

Secondo noi molto bene. Sono diversi tra di loro, ma entrambi amano le loro origini e sono molto legati alle usanze nigeriane.

 

Quando dovete risolvere un problema, ed avete idee diametralmente opposte sulla modalità di risoluzione, come trovate un punto d’incontro?

 

ELENA E AUSTIN:  si discute, ci si confronta e si cerca una mediazione. Quando arrivano i problemi, ritagliamo il nostro tempo per risolverlo insieme. Quando abbiamo pareri diametralmente opposti, con la pazienza e la calma si riesce a trovare l’accordo.

 

Cosa pensate del razzismo, in generale, e di quello che si respira in Italia? Avete avuto esperienze in questo senso? Come avete reagito?

 

AUSTIN: parecchie volte. A tutt’oggi dà molto fastidio sentire certi commenti, certe insinuazioni, ma cerco di non farmi coinvolgere.

ELENA: se sento commenti razzisti, mi incavolo come una iena. Purtroppo, con certa gente, non si riesce a discutere.

 

Non sempre è facile non farsi condizionare. Quelle volte che perdi (o hai perso) le staffe, come hai reagito?

ELENA:  Austin non risponde più. A parte che raramente la gente dice più nulla. Una volta mi si ribolliva il sangue.

 

 

 

Qual è, per esempio il commento o l’atteggiamento che più ti infastidisce?

ELENA:  ti porto l’esempio di un episodio successo tre settimane fa. Eravamo in un negozio e Austin chiede ad una commessa come funzionava un apparecchio che avevamo visto. La commessa lo guarda e inizia a parlargli come una maestrina, con un tono ed una inflessione da bambini dell’ asilo. Sono arrivata e nel sentire questo tono le ho ribadito che era una commessa non una maestrina dell’asilo. Mi dava un senso di rabbia e repulsione.

 

AUSTIN: sinceramente non ci faccio più caso perché alzando il mio livello professionale le persone non possono più guardarmi dall’alto in basso. Prima, il solo fatto di essere un nero, significava non essere capace. C’era una grande discriminazione nel scegliere la mia professionalità. Ora che mi sono messo in proprio ed ho iniziato a viaggiare per lavoro, mi sono, inevitabilmente messo in una posizione alla pari. Non mi guardano più come l’africano che non sa niente, ma cambiano atteggiamento per il solo fatto di vedermi come un imprenditore. Alzando il livello, succede che spesso possa intimidire, perché aumento anche il mio atteggiamento di sicurezza e questo determina una sorta di rispetto nel mio interlocutore.

 

 

Che consiglio dareste a questa nuova generazione bi-razziale dinnanzi ai soprusi e alle vessazioni che sperimentano ogni giorno?

 

AUSTIN E ELENA: Di non farsi calpestare e di essere orgogliosi delle proprie origini. Di vivere la propria vita con la consapevolezza di essere una ricchezza nella società in cui vivono.

 

 

Cos’è secondo voi che fa “girare” bene una coppia, in generale e cosa una coppia mista? Qual è, secondo voi, l’elemento che fa la differenza tra i due tipi di coppia?

 

AUSTIN E ELENA: Secondo noi esiste la coppia. L’elemento che fa girare bene le coppie, miste o non miste, è l’amore e la pazienza.

 

 

Elena, sei mai stata in Nigeria? Come hai vissuto i tuoi viaggi lì? Come sei stata accolta? Che rapporti hai, tutt’ora, con il parentado laggiù?

Sono stata in Nigeria 4 volte e sono stata accolta in maniera stupenda. Mi sono sentita in famiglia e, ad oggi, sento spesso i parenti.

 

E, tu, Austin, come hai vissuto/vivi l’esperienza Italiana?

Molto bene. Rifarei la mia scelta.

 

 

 

Come hanno preso i vostri genitori il vostro rapporto?

 

ELENA: mio padre mi disse che non avrebbe ostacolato il nostro rapporto ma che avrei avuto un sacco di problemi. Mia madre, invece, era molto spaventata per cosa avrebbero detto la gente del paese. Alla fine, ambedue, hanno adorato (e adorano tutt’ora) Austin.

 

E tu Austin, come hai vissuto sta cosa?

AUSTIN:  come lo hai vissuto? Le dicevo di portare pazienza e che avevano bisogno di tempo. Capivo molto bene la situazione perché è come in Nigeria: se un Yoruba portasse a casa una Hausa, è un vero casino, perché queste mescolanze vengono mal tollerate dalle vecchie generazioni. Quindi un nero a casa di Elena era “normale” creasse qualche preoccupazione. Quando andai in Nigeria, avvisai i miei genitori che avrei sposato una bianca. Mio padre era convinto, memore dei film visti in TV, che qui in Italia fossero come gli americani che uccidevano i neri. Mia madre era allarmata perché convinta che, sposando una bianca dalle diverse usanze, avrebbe dovuto chiedere il permesso per poter venire a casa mia. Li tranquillizzai dicendo che li stavo solo avvisando, non era necessario mi impedissero nulla. Quando, poi, portai Elena in Nigeria, andammo senza avvisarli che saremo arrivati. Elena ha così dovuto condividere il letto con mia mamma, nonostante non fosse in una camera lussuosa e questo gesto fece ricredere mia mamma, perché vide in Elena la capacità di adattarsi alla situazione improvvisata. Si innamorò letteralmente di lei.  E così anche mio papà che le permise di entrare nel suo studio personale dove nessun altro aveva il permesso di entrare.

 

 

Se domani, per una ragione qualsiasi, le vostre strade dovessero prendere un bivio, che augurio vi rivolgereste reciprocamente? (Lo so..NON SUCCEDRA’ MAI, ma è un modo per entrare più in profondità a come affrontate i problemi)

 

AUSTIN : io le augurerei  tanta felicità.

ELENA: io auguro a Austin di continuare ad essere sempre un padre presente per i suoi figli, come lo è adesso e di rispettarci, malgrado la fine del nostro amore.

 

Secondo voi, le coppie miste, rendono il mondo un posto migliore? Perché?

 

ELENA: secondo me sì, perché abbiamo dato una svolta la mondo. Abbiamo aperto la mentalità della gente ed abbiamo fatto capire che l’amore non ha colore e  non ha tradizione.

AUSTIN: ai nostri tempi, in Italia, le coppie miste scarseggiavano. Siamo stati la prima coppia mista a sposarsi e la gente del paese venne in chiesa a vedere questo evento fenomenale di una bianca che sposava un nero. Alcuni, addirittura pensavano ci sposassimo perché Elena era incinta. Devo dire che abbiamo aperto la strada.

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