Photo Credits: Roberta Santoriello

Mondo Mixed: 2 chiacchiere con Ofelia Omoyele Awa Balogun.

Sono ormai passati 8 anni da quando ho deciso di aprire il mio blog dedicato all’universo della bi-multiculturalità, spinta dalla constatazione di quanto, a questo mondo, non venga riconosciuto il vero valore e di quanto sia piuttosto bistrattato. Allora era un blog che seguivo come passatempo, arricchendolo, giorno dopo giorno, di informazioni, notizie, analisi di come l’identità, per noi mixed, sia uno degli elementi fondamentali per trovare il proprio spazio in questa dimensione.

Oggi, mi ritrovo ad avere un bellissimo riscontro, consapevole del fatto che otto anni fa, ero ancora troppo avanti rispetto alla maturità dei tempi necessari. Purtroppo questo è un appunto che mi si fa troppo presto: “sei troppo avanti“, rischiando così di passare per l’incompresa di turno o la svitata dalle visioni “troppo troppo di tutto“. Oggi le generazione mixed ha un interesse decisamente sviluppato e  la dimostrazione è come il mio progetto di dar voce a chi vive questa esperienza, sia poi applicato ad altri tipi di “minoranze”.

E’ una soddisfazione non indifferente, per chi come me, ha gestito l’idea per così tanto tempo, in modo assolutamente gratuito, appassionato e spinta da una missione universale: quella cioè di condividere la MIA esperienza con chi ha difficoltà a sentirsi rappresentato in questa società e, magari, perchè no, essere di ispirazione a chi ha remore nell’autodeterminarsi con grinta e decisione.

Ed ora che si sono uniti compagni e compagne di viaggio, di una certa sostanza e spessore, sono ancora più motivata, perché hanno capito l’importanza di mettersi in gioco, di buttarsi nella mischia e di affermare, finalmente, la propria esistenza e la propria capacità di autodeterminarsi.

Non posso che continuare a ringraziarvi tutti e tutte; [email protected] che già hanno partecipato, [email protected] che stanno preparando la loro intervista e, ancora, quelli che vorranno unirsi all’esperienza della condivisione e dell’ispirazione per gli altri.

Oggi sono in compagnia di una ragazza molto solare e fresca nel suo modo di porsi. Molto matura per la giovanissima età e un bel perno importante, perché ha avuto la rara occasione (per l’Italia) di aver vissuto in una pluralità di culture e sub-culture. Una ragazza che del melting-pot ha capito la vera rilevanza e che ha toccato dei punti molto interessanti per stimolare una profonda riflessione. Soprattutto quando parliamo di colorismo, tema che fa rizzare il naso a molti di noi mixed. Ho volutamente lasciato integro la sua espressività verbale, perchè ritengo sia la vera forza e richezza di ognuno di noi. 

Sono lieta di presentarvi Ofelia Omoyele Awa Balogun.

Ciao Ofelia. Benvenuta! Sono contenta di poter dar voce, finalmente, anche alle generazioni più giovani.  La classica domanda fatidica anche per te…. “Cosa sei?

Biologicamente parlando sono di mamma Italiana e papà Nigeriano. Mia madre e’ siciliana di origine Normanna, ma nella mia famiglia abbiamo discendenti di varia provenienza, tanto per ricordare che l’Italia e’ stata invasa e abitata da Etruschi, Normanni, Vichinghi, Borboni, Spagnoli, Arabi, Turchi, Fenici ecc .. ahahah e poi chiedono a me che misto sono?

Tornando a noi, mio Padre e’ Nigeriano della tribù Yoruba. Ma come mi identifico e’ tutta un altra storia. Mi chiamo Ofelia Omoyele Awa Balogun, sono nata e cresciuta a Bologna con estati passate in Sicilia (che hanno formato una bella fetta della mio carattere). All’età’ di 16 anni decisi di andarmene via dall’Italia. Dopo aver informato mia madre, che mi rispose con un bel “dove vai devi finire la scuola”, due anni dopo mi trasferii in Inghilterra.  Dopo aver deciso in maniera testarda di voler inseguire i miei sogni mi sono ritrovata a laurearmi in Diverse Dance Style, Università per gli studi della danza Africana, della diaspora Afro – caraibica, contemporanee e Urban. Formalmente, sono una danzatrice,coreografa e insegnante che sottolinea l’importanza del lavoro sulla conoscenza del sé sopratutto nei cosiddetti “afrodiscendenti” o, come piace definirli a me, i figli della terra di mezzo.

 In quale ambiente hai vissuto? Principalmente bianco o nero?

 Anche da questo punto di vista la mia vita mi ha sempre offerto più di una prospettiva. Da piccolina, esisteva una comunità a Bologna composta da famiglie miste di tutte le provenienze e ci ritrovavamo regolarmente a organizzare delle  feste di forte stampo Africano. E’ stato pubblicato anche un libro dal titolo  “Lui. Lei. Noi” (1994) dove, in chiave documento-testimonianza,  venivano raccontate le storie di uno dei primi universi interculturali in Italia. Dall’altra parte, ho avuto la fortuna di passare molte estati dalla nonna materna siciliana, dove storie del dopoguerra di resilienza, semplicità e tipico senso dell’umorismo siciliano, hanno dato respiro a certi lati di me che non trovavano spazio e comprensione  nella realtà di Bologna.

Sono cresciuta in un quartiere di Bologna, considerato un ghetto di periferia, dove francamente criminalità’ e disagio sociale era all’ordine del giorno, allo stesso tempo s’incontravano  tutte le nazionalità e culture. Per esempio, i primi passi con l’inglese, mi ricordo di averli fatti con una mia vicina di casa Marocchina, che, attraverso le  storie del profeta Maometto, mi spiegava le origini dell’Islam. In contrasto a quella realtà, mia madre riuscì a mandare me e mio fratello in una scuola privata dove la maggioranza era composta da  figli di imprenditori, politici e professionisti, con case e tenore di vita era totalmente diverso dal mio.

Persone che mandavano i figli in quella scuola perché affascinati dalla sua filosofia e, onestamente, non ho mai percepito la differenza di classe tra me e loro , se non da più grande. Aver vissuto in queste due realtà di classe sociale mi ha reso una “mista”anche da quel punto di vista. Un dono che quando  incominciai a vederne il potenziale attraverso l’apprezzare di ciò  che già avevo, incominciai a trarne dei benefici. In altre parole, scorgere realtà differenti dalla tua ed estrarne insegnamenti focalizzandosi sul concetto di opportunità invece che “sfortuna” ti rende libero di cambiare la tua realtà attuale per il meglio.

Che tipo di istruzione e educazione hai ricevuto?

La mia istruzione elementare e media e’ stata tipica delle scuole Steineriane dove Arte, Poesia, Musica e il rispetto dello sviluppo unico del bambino viene messo al centro.  Alle scuole superiori mi sono concentrata sullo studio delle scienze sociali dove mi sono appassionata all’antropologia, la filosofia e la sociologia. Per poi decidere di intraprendere la via dello studio della danza con approccio antropologico invece di diventare avvocato.

 

Qual è il tuo rapporto con la religione?

Il mio approccio spirituale inizia con il percorso che mia madre intraprese da giovanissima. Un percorso che l’ha portata poi ad appassionarsi allo studio delle religioni per poi approfondire la disciplina del Kundalini.  Il clima in cui sono stata cresciuta è un clima di rispetto verso tutti i credo, dove la scelta di non battezzarmi, da parte dei miei genitori mi ha dato la libertà di poter scegliere la mia filosofia in quanto divenuta “adulto pensante” . Da qualche anno, ho finalmente iniziato un percorso che mi ha portato ad avvicinarmi alla filosofia del Mentore Ikeda, disciplina di matrice buddista che riprende gli insegnamenti di Nichiren  Daishonin (1222-1282) sviluppati in Giappone, formalmente conosciuta come Soka Gakkai.

Preferisco usare il termine pratica che religione, e la mia pratica necessita un lavoro quotidiano e costante su se stessi e comporta una presa di consapevolezza sulla responsabilità su ciò che si manifesta nella tua vita . Allo stesso tempo direi che l’apertura insegnata da mia madre mi porta sempre ad ampliare e trovare punti d’incontro tra le varie filosofie del mondo, riconoscendo che, alla base, tutti i credo professano insegnamenti sull’amore verso se stessi e gli altri,  l’infinità della vita e la conoscenza del sé. Ognuno di noi è unico nel suo genere ed ognuno di noi ha diversi modi di espressioni e canali attraverso cui si mette in contatto con quella parte superiore di se stessi, non sta a me giudicare se il mio e’ migliore dell’altro. In parole povere, io esprimo la mia creatività attraverso l’uso della pittura e un altro attraverso la danza. Se il fine e’ l’elevazione dello spirito nel rispetto di se stessi e degli altri, la modalità attraverso cui lo fai  e’ un tuo diritto e responsabilità.

Qual è (e quando) stato il tuo ricordo consapevole sulla razza? Quando sei stato consapevole di essere bi-razziale?

Non ricordo un preciso momento ma penso di aver sempre avuto la sensazione di essere “diversa”. Ero consapevole di avere un aspetto che non era considerato sinonimo di “bellezza”. I capelli e la fisonomia non corrispondeva a ciò che veniva lodato o sottolineato come il look giusto. Mi ricordo solo che tornai a casa un giorno e chiesi a mia madre se fossi stata adottata per poi iniziare a  scrivere un romanzo con la mia migliore amica (italo nigeriana anche lei), in cui la protagonista principale era una ragazza come noi che aveva tutto e non gli mancava nulla. Penso quindi che già a quell’età’ avevo sviluppato una consapevolezza dormiente sul tema. Avevo 8 anni.

Seleziona la casella: quale di queste categorie usi per definirti? E con chi ti identifichi? Perché? ° Africana ° Afro-Italiana ° Afro-Europea ° Italiano-Nigeriana ° Afro-latina ° Bianco ° Nero ° Bi-razziale ° Mista ° Multirazziale ° Altro (cosa?)

Preferisco usare ITALO-NIGERIANA, se proprio sono costretta. Mi piacerebbe un giorno liberarmi totalmente dal bisogno di assegnarmi una categoria perché sono fortemente convinta che l’identità’ è qualcosa di complesso ed elegantemente intrecciata, e ridurla ad un etichetta, si rischia di smettere di crescere e di adottare caratteristiche coniate da altri.  Oltre il rischio di togliere a noi stessi  la capacità di esprimere la propria unicità come individui.  Per farvi un altro esempio, da piccolina frequentavo, con la famiglia, ambienti dove Cubani e Domenicani mi hanno trasmesso l’amore per la diaspora dei Caraibi e posso tranquillamente affermare che con loro mi sento totalmente a casa. Come la mettiamo?

Sei pienamente accettato nel gruppo con cui ti identifichi?

ahahaha.. Magari, solitamente MAI perché non mi identifico con nessun gruppo. E sono il tipo che fa domande scomode e proporre prospettive non considerate, sopratutto quando incomincio a “nasare” gli estremismi umani.

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Photo Credits: Ofelia Balogun

Photo Credits: Ofelia Balogun

 

Ci sono circostanze nelle quali cambi il modo in cui ti identifichi razzialmente?

No, Io cerco di pormi sempre come “Ofelia”, poi come vengo percepita dall’altro come ” troppo bianca per essere nera e troppo nera per essere bianca”, rimane l’opinione dell’altro e del suo BISOGNO di mettermi in una categoria. Sia chiaro, ci sono arrivata dopo un lungo lavoro di accettazione, mi ricordo da giovanissima che sentivo il bisogno di mentire su chi fossi per sentirmi accettata da un gruppo specifico, con risultati scarsi per fortuna quindi mi sono disintossicata da quella dipendenza.

Quali erano gli atteggiamenti dei tuoi genitori nei confronti della “razza” durante la tua crescita?

Bellissima domanda e molto privata. Penso che l’atteggiamento di mi amadre sia abbastanza chiaro dalle scelte che ha fatto e nel modo in cui ha cresciuto me e mio fratello. Per entrambi i  miei genitori, i figli sono figli.

Quando non sei accettato, che tipo di emozioni provi? Accettazione? Rabbia? Rifiuto? Confusione? … Che cosa?

Il mio atteggiamento e’ sempre stato di confusione, sopratutto da giovanissima, in quanto non ne capivo il contesto. Ora sono consapevole che se una persona non vede il tuo valore, fondamentalmente ci perde lei. L’obbiettivo e’ rimanere centrati e non reagire e sviluppare metodi di difesa , che sia dal semplice sfidare l’altro a livello intellettuale che sia impegnarsi per sfidare questi meccanismi strutturali insieme ad altri. Non posso permettermi più di  prenderla a livello personale, perché l’ignoranza che dilaga e’ frutto di dinamiche che sono state create e ignorate appositamente da molto prima che arrivassi su questo pianeta. La rabbia mal incanalata ti fa perdere energie, il rifiuto comporta un atteggiamento di rinnegazione di se  stessi, l’accettazione comporta essere ciechi. Io mi auguro di muovermi sempre su un livello di comprensione, se l’altro non mi accetta è perché sta affrontando una battaglia lui/lei stesso con qualcosa con cui ancora non ha gli strumenti per comprendere. Se riesco a creare questi strumenti, vinciamo tutti.

Hai mai sperimentato la prevalenza di una “razza” sull’altra?

Riconosco la supremazia della visione eurocentrica/occidentale sul mondo di oggi su ogni piano. Ma soprattutto sperimento la tendenza della razza umana nell’abusare i propri simili.

 

Ti capita mai che le persone sbaglino a classificare la tua provenienza/”razza”? Se è così, come ti classificano di solito?

Sì, questo e’ uno delle storielle che si ripetono ogni giorno. Di solito vengo classificata in base a cosa va di moda al momento. Per esempio, in Italia con il boom della musica e danza latina, venivo sempre classificata come Cubana o Brasiliana o Marocchina (in questo ordine) più ti avvicinavi all’Africa, più perdevano interesse per te. Quello che mi diverte è la testardaggine della persona qualunque a non vederne la connessione. Quello che mi diverte e’ vedere l’italiota medio che balla salsa mettendo passi della cultura Yoruba, e non saperne le connessioni e continuare a  fare commenti razzisti. Vi racconto solo le storie divertenti.

La classificazione errata della mia provenienza l’ho sperimentata in ogni parte del mondo in cui ho avuto la fortuna di viaggiare. Ma in Italia ho subito i commenti più invadenti, inopportuni ed interessanti .

 Ti senti parte di una minoranza etnica?

Etnica No, minoranza Si.

Mi sento parte di una minoranza che ha il privilegio e la maledizione di poter vedere la realtà duplice di ogni cosa. Una minoranza che ha l’opportunita’ di essere un ponte tra due realtà apparentemente  inconciliabili. Una minoranza che può essere al di sopra del concetto di razza e può essere un promemoria che la battaglia che si sta portando avanti, se considerata solamente dal punto di vista del concetto di razza, e destinata ad essere persa in partenza. Una minoranza che al dono di poter osservare le  dinamiche in prospettiva doppia.

Hai lottato/lotti per capire a quale “razza” appartieni? Puoi spiegare perché?

Quando mi sono trasferita in Inghilterra, e vedere la diaspora di là in una più fase avanzata rispetto all’Italia. Ho capito l’importanza di credere in altre realtà.  La prima parte della mia vita e’ stato un rinnegare ciò che ero e sapevo che prima e poi avrei dovuto affrontare tutte quelle convinzioni limitanti che stavano sabotando il mio cammino. Le domande ” su chi fossi” erano diventate sempre più insistenti e lottare contro quella cosa, non mi stava aiutando. Quindi decisi di seguire le tracce di quella paura “di essere qualcosa che non volevo”, per poi trovare le mie risposte e conseguentemente la mia “luce”.

Sei mai in conflitto con la tua identità culturale e razziale?

Sì e No.

No:  quando mi trovo in situazioni in cui sto per conoscere un aspetto della cultura d’origine sia “bianca” sia “nera” mi comporto come un viaggiatore che umilmente osserva senza giudicare se stesso e gli altri. Ciò mi porta a scoprire le caratteristiche a me familiari e godermi la scoperta continua di ciò che compone la mia identità.

Si: Il conflitto per me è sintomo di resistenza ad un cambiamento, quella sensazione è necessaria per permettere al cambiamento di arrivare. Il cambiamento in questo caso è la scoperta di qualche altro pezzo di puzzle che è li per renderti più te stesso.

Come vieni trattato dai membri della tua famiglia?

 

Penso che la nascita di me e mio fratello abbia portato nella mia famiglia un nuovo tipo di consapevolezza. La mia esperienza si rifà unicamente alla famiglia europea. Quindi ci vorrà un altra intervista tra qualche anno per capire come questo viaggio continuerà in rapporto con la mia famiglia Nigeriana.

Cosa ne pensi delle parole molto discusse e maltrattate “Mulatto” e “Half Caste”?

Se osserviamo l’origine di queste due parole, anche senza andarne a studiare la storia, sappiamo bene che non sono legate ad una eredità narrativa positiva. Sono dell’opinione che continuare a creare categorie umane non aiuterà a risolvere i nostri conflitti, sia con l’altro, ma, soprattutto con noi stessi. Categorizzare significa continuare a fare una differenziazione tra me e l’altro, rinforzando gli stereotipi del proprio gruppo  e eliminando il potenziale intrinseco che ogni individuo ha come essere unico.

Pensi di essere discriminato perché sei bi-razziale? Perché?

Sì, mi sono capitati e continuano a capitare episodi di discriminazione da tutti e due le “fazioni”.  Il misto e’ visto, come ben sappiamo, metà privilegiato e la visione eurocentrica dell’estetica ha insegnato al mondo che più assomigli al canone  della donna bianca europea, più sei considerata bella, brava, nella norma.. abilitata (aggiungiamo qui che oltre al concetto di razza si mescola una visione maschilista del mondo). Nel mio caso, ho subito situazioni dove le mie competenze venivano sottovalutate perché, in quanto “nera”, è normale che avessi  certi talenti e in quanto “bianca”, è normale che avessi certi privilegi o posizione sociale. Percezioni che reputo ambedue totalmente distorte.

Sono stata oggetto di conversazione sull’ eresia del matrimonio, persone “nere” che mi hanno puntato il dito dicendo : “Voi ..MIXED RACES..”. Conversazioni bianche in cui vieni zittita perché sei di parte nera,  o complimenti sull’estetica tendente al latte, perché troppo scura e’ un problema e così via…

Pensi di avere il privilegio perché sei bi-razziale? Perché?

Io penso che tutti abbiamo dei privilegi, se ne siamo consapevoli, la scelta è se ne vogliamo abusarne o se la vogliamo mettere al servizio di ciò che crediamo giusto. Il privilegio che mi riconosco e’ la dualità della mia condizione, allo stesso tempo e’ una responsabilità ed un continuo navigare tra due fazioni opposte e mediare.

Pensi che la tua categoria razziale definisca “cosa” sei?

Assolutamente No! Se in questa vita hai ricevuto un tipo di confezione non significa che tu sia la confezione!

Sei mai stato vittima del colorismo inter-razziale o intra-razziale?

Si mi e’ capitato soprattutto in maniera ridicola quando, dopo essere stata esposta al sole e la mia pelle raggiunge tonalità molto scure, ho osservato un cambiamento di atteggiamento nei miei confronti. “Ora ero una di loro”.

Dall’altro lato invece…

Una delle mie migliori amiche congolesi mi ha confessato che provava nei miei confronti un’ostilità in quanto più chiara. La mia reazione e’ sempre quella di ascolto in tutti i due casi. Interiorizzare la visione eurocentrica per poi esserne capaci di osservarne le dinamiche e lasciarle andare e’ un enorme continuo lavoro su se stessi.

Ti è mai stato chiesto di scegliere una sola “razza” perché non puoi essere entrambe le cose? Cosa hai risposto?

Si’, una domanda abbastanza frequente. La mia risposta varia a seconda dal quoziente intellettivo che mi ritrovo davanti. Ma in generale cerco di spiegare il concetto di mescolanza partendo da una situazione familiare  all’interlocutore.

Credits Joe Belial for InsightDProject

Photo Credits: JOE BELIAL FOR INSIGHTDPROJECT

 

Come reagisci alla microaggressione in generale? A domande o uscite come “Posso toccarti i capelli?”, “Sembri così esotico”, “Non sei come gli altri misti”, “Ma parli bene l’italiano”

Finché non mi toccano i capelli mi faccio una risata. Di solito inizio a sottolineare l’assurdità’ detta, estremizzandola con battute, umorismo ed ironia fino al punto che la persona si scusa. Poi di solito gli snocciolo un po’ di storia e gli dico senza fare tanti giri di parole di svegliarsi.

 

Quali sono i vantaggi di essere bi-razziali?

Il venir accettato da ambedue le parti, il super potere della dualità, la comprensione che non siamo la “confezione” e il poter iniziare un cammino “spirituale” prima , il poter essere un ponte da tra due realtà. il potere di portare chiarezza su certi tumulti interiori e svilupparne strumenti utili ad altri. Il massimo vantaggio e’ capire che tu non sei come  l’altro ti  definisce , questo dona una libertà infinita.

Quali sono le sfide per essere bi-razziali?

Il dover dimostrare continuamente di essere all’altezza per “guadagnarti” un posto ‘, superare ciò che sono gli stereotipi, evitare di cadere nella trappola ho bisogno di identificarmi in un gruppo, pensare di dover scegliere cosa sei, non sapere mai come verrai percepito da tutti i due gruppi. Subire episodi di discriminazione da tutti e due le fazioni.

Quale messaggio vorresti dare alle nuove generazioni miste?

Cercare di creare un’altra categoria che sottolinei negativamente la differenze non ci porterà da nessuna parte.  Padroneggiate le vostre storie, le vostre esperienze, e quando ne estrarrete  gli insegnamenti, dimenticavene per camminare liberi. Liberiamoci delle convinzioni limitanti che abbiamo su noi stessi e seguiamo la via dello sviluppo del nostro potenziale umano come essere unici. Sempre e Comunque.

Grazie Ofelia per il tuo prezioso contributo. Devo dire che hai toccato punti particolarmente interessanti e sicuramente di ispirazione ad altri giovani mixed che ancora stanno sperimentando un modo di vivere piuttosto complesso e delicato.

Grazie a te, Luisa, per avermi invitato a condividere queste riflessioni e, vorrei ringraziare la mia famiglia per aver osato ad amare. Vorrei concludere con una frase che ho letto di recente: “Le famiglie cosidette miste sono riuscite, nel loro  piccolo, dove intere nazion hanno fallito”

 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Multipotentialite Wantrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder IG MBA Métissage Boss Academy ,  MBA Metissage & Métissage SangueMisto. 

 

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