Perché le persone bi-razziali ignorano e tralasciano sempre la loro parte bianca?

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Questa è una considerazione piuttosto importante che mi faccio ogni qualvolta assisto a discussioni nei gruppi mixed o che mi confronto direttamente con amici misti. Se qualcuno ha un genitore bianco e uno nero, dice di essere nero. Se ha un genitore mezzo bianco ed uno nigeriano, dice di essere nigeriano …. è così buffo come il privilegio bianco sia una cosa da cancellare velocemente dalla propria storia bianca. Ed altrettanto buffo come la nostra “mezza bianchezza” ci dia una sorta di privilegio, ritenuto da tutti universale, senza essere nemmeno completamente bianchi. Dovrebbero chiamarla “mezzo privilegio bianco”.  E la cosa incredibile è che questo non si riferisce solo a persone  miste solo per una metà. Ho visto persone 3/4 miste provare a fare questo. A questo punto penso che “il “privilegio della vittima minoritaria” sia il vero privilegio e le persone bi-razziali lo conoscono molto bene.

Personalmente, sono legittimamente “confusa” sul perché “metà nero più metà bianco” sia uguale a nero, e, talvolta (poche volte!!), uguale a bi-razziale, ma mai uguale a bianco. Perché molti di noi misti non diamo lo stesso peso alla nostra bianchezza, come lo diamo all’altra parte (nera), quando arriviamo al punto di auto-descriverci? Ho pensato molto al vero motivo per cui spesso proviamo a nascondere o negare la nostra parte bianca e sono giunta ad alcune (per me discutibilissime) motivazioni.

In primo luogo, probabilmente, molti di noi, hanno attraversato esperienze di discriminazione basate sulla discendenza non bianca.
 
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Ma voi, lo sapevate che Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis’s aveva discendenza nera? Si dice discenda dalla famiglia Van Salee, e, secondo la “New York Genealogical and Historical Society”, i fratelli Anthony e Abraham van Salee, nati da un’unione mista,  furono tra i primi coloni di New Amsterdam, ribattezzati New York nel 1664. Suo padre John Vernou Bouvier, aveva una carnagione così scura che la gente lo chiamava “Black Jack.” Quindi, per il codice razziale “una goccia”, promulgato per la prima volta in legge nel Tennessee nel 1910, in cui si decretava che una persona con una goccia di sangue nero doveva essere considerata nera, Jackie si trova annoverata tra noi afro-discendenti.

Mi viene in mente una vecchia intervista di Obama, quando gli venne chiesto perché si identificasse come nero. Rispose che non era sicuro di averlo deciso lui stesso, ma che in una società come quella americana, se sembri un afro-americano, verrai trattato come tale. Se – aggiunse –  stai cercando di prendere un taxi, le persone non diranno mai..”ah! c’è un uomo misto che sta prendendo un taxi”.

Sarebbe, però, troppo comodo semplificare le cose con la “scusa” del razzismo. Non può essere sempre tutto questione di discriminazione razziale quotidiana. Dal mio punto di vista dobbiamo considerare anche altri fattori, come, per esempio, il modo in cui appariamo (o pensiamo di apparire – solo neri??), con chi siamo cresciuti (magari non abbiamo mai conosciuto l’altra parte delle nostra discendenza??) e come ci identifichiamo (che, poi, è la somma del nostro aspetto, della nostra educazione e delle discriminazioni vissute).

In secondo luogo, alcuni di noi sono decisamente stanchi della domanda “cosa sei?”, perché di solito sono i bianchi a chiedercelo, e ci dà l’idea di un “beh, non sei qualcosa di ovvio come il nero … ma sicuramente non sei bianco, e ho bisogno di indagare ulteriormente”.

E, ancora, quando alcuni della nostra famiglia ci trattano come il membro “esotico” della prosapia, è fastidioso e ti fa dubitare se riuscirai mai a sentirti parte di un luogo preciso. Dall’altra estremità, non siamo “abbastanza neri” “per adattarci perfettamente agli altri neri, soprattutto se abbiamo frequentato un liceo prevalentemente bianco, e siamo stati molto popolari per il nostro aspetto. A dire il vero ci siamo sempre sentiti un po’ “diversi” agli occhi dei nostri amici e colleghi.

Possiamo davvero asserire che i bi-razziali siano completamente accolti ed accettati, come bianchi, dai bianchi? Alcuni possono esserlo, ma è in gran parte basato sull’aspetto. Se la nuance della tua pelle, i lineamenti del viso e la struttura dei capelli non si adattano al “bianco puro”, nessun bianco penserà che tu sia bianco. Viceversa, almeno nella mia esperienza, ho visto persone nere accettare persone bi-razziali più di quanto lo facciano molti bianchi.

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Jesse Williams, attore statunitense, con discendenza afro americana e svedese.

E, allora, perché  le persone non vedono la parte bianca che è in noi? E perché noi stessi non la vediamo?

Dal mio punto di vista, il problema sta nella definizione di bianco. Che aspetto ha il bianco per antonomasia? Noi non assomigliamo propriamente al chlichè del vichingo norvegese, ma, altrettanto vero è che ci sono bianchi più scuri di un misto. Quindi, probabilmente, le persone sono tutte razziste e non lo sanno nemmeno. Non sono in grado di vedere il bianco in noi perché non rappresentiamo lo stereotipo di come dovrebbe essere una persona bianca. Hanno tutti subito quel lavaggio del cervello che fa loro ritenere che il bianco sia “QUEL” bianco e null’altro; sono stati influenzati per troppo tempo da poter cambiare la distorsione mentale inculcato. Alla fine vedono quel che vogliono vedere ed ascoltano ciò che vogliono ascoltare; basta la definizione della maggioranza sociale (bianca) per modellare le percezioni e risulterà molto difficile sradicare tutti i pregiudizi seminati nel corso del tempo.

Quanto a noi, non ne farei propriamente una colpa di sostanza, semplicemente perché, alla base, c’è, senza dubbio, la privazione nell’esserci visti riconoscere le nostre differenze. Se siamo cresciuti in una famiglia, o in un ambiente in cui  le nostre differenze non sono state riconosciute, sarebbe stato tutto molto  naturale, consapevoli di quelle stesse diversità. Pur essendo misti, se nella famiglia (società) veniamo trattati come persone nere, è chiaro che ci definiremo nere, perché quello è ciò con cui siamo maturati. Se, invece, veniamo trattati come bianchi (e succede molto raramente!), di conseguenza, bianchi ci definiremo, o comunque faremo di tutto per farci passare da bianchi, dimenticandoci che, in realtà, siamo altro.

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Zendaya Maree Stoermer Coleman, nota semplicemente come Zendaya, è un’attrice cantante e ballerina statunitense. Suo padre è afroamericano, con origini arkansasiane, mentre sua madre è una statunitense di origini tedesche e scozzesi.

Sicuramente, c’è tutta la storia del razzismo che mostra come la “bi-razzialità”, nel caso di bambini misti in bianco e nero, sia percepita. Una volta, per la legge del “One Drop Rule”, se avevi una goccia di nero in te, eri considerato nero, quindi i bianchi essenzialmente all’epoca potevano “preservare” la purezza della loro razza e continuare a discriminare apertamente.

A questo proposito vi consiglio vivamente la lettura del libro di Michelle Gordon Jackson, figlia del primo sindaco nero della Città americana di Atlanta. Il libro è “Light, Bright and Damn Near White: Black Leaders Created by the One-Drop Rule”, e percorre brillantemente la Storia di eroi ed eroine nere (che coprono le epoche della schiavitù, della ricostruzione, di Jim Crow e dei diritti civili). Alcuni nati schiavi  e altri nati liberi, questi uomini e donne erano in prima linea in materia di diritti civili, innovazione e riforma sociale. I loro contributi personali sono intessuti nel tessuto stesso della cultura e della politica americana. E racconta come nessun altro paese al mondo abbia storicamente definito la razza allo stesso modo, accettando, socialmente e legalmente,  la schiavitù. La regola del “One Drop Rule”,  così come la sua rigorosa applicazione, ha creato un pool dinamico di rivoluzionari di grande spessore e caratteristiche di leardship. Mi sento anche di consigliarvi “SHOW BOAT“, un bellissimo Musical (e film), composto da Jerome Kern, in cui si racconta la vita di coloro che lavorano sul Cotton Blossom, un’imbarcazione che navigò sul fiume Mississippi dal 1880 al 1927. L’argomento base della trama è imperniato sui pregiudizi razziali e sulla storia di un tragico amore, quello tra un ragazzo bianco innamorato di una mulatta, che viene accusato dallo sceriffo di violare le leggi “anti-miscegenation (di mescolanza razziale). Bellissimo e significativo il passaggio in cui il ragazzo bianco punge prontamente il dito della donna con un coltello, ingoia una goccia di sangue, e dice allo sceriffo “Non sono un uomo bianco – ho del sangue nero in me.

Bisogna dire apertamente che questa regola è evidente ancora oggi, non ancora  debellata. Basti pensare all’ ex Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, o alla neo sposa del principino Henry di Windsdor, Megan Markle, o al giocatore di golf Tiger Wood, tutti bi-razziali, eppure ostinatamente considerati neri.

Sociologicamente questa tendenza viene chiamata anche ipodiscendenza, cioè l’assegnazione automatica del lignaggio di un figlio misto al suo genitore socialmente più subordinato. Poiché la storia recente mostra che i caucasici sono socialmente dominanti nel mondo occidentale, i bambini di razza mista sono più comunemente assegnati ai loro genitori non caucasici. Tuttavia, quando due genitori non caucasici hanno un figlio, il bambino in genere non è assegnato a nessuna razza. Se, per esempio, prendiamo i “mulatti” o i “blasians”, entrambi hanno una metà nera, ma solo i primi sono percepiti come neri. E’ un elemento naturale del pensiero umano: la cosa che ti contraddistingue (l’essere di nuance diversa) è più importante della parte di te uguale a tutti gli altri (l’essere bianchi).

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Fredericka Carolyn “Fredi” Washington era un’attrice cinematografica americana, attivista per i diritti civili, performer e scrittrice. Era di origini afro americane ed Europee.

Potrebbe dare l’impressione che i tempi, la legge e la cultura siano cambiati; in realtà non è cambiato molto dal momento che alle persone bi-razziali non è permesso definirsi liberamente.

Se un bambino bi-razziale appare un tantino più scuro, la società ritiene che sia nero. Non le interessa in che modo sia misto e tanto meno capirebbe o accetterebbe se si definisse come bianco. Questo non è un problema di comprensione solo dei bianchi. Anche i neri si trovano in questa trappola.

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Kamala Devi Harris è una politica statunitense, senatrice per lo Stato della California. Ha madre indio-americana e padre giamaicano.

Le persone miste accettano inverosimilmente il termine nero, se appaiono quasi neri, ma se appaiono un po’ più bianchi, quelle stesse persone si definiscono misti o bi-razziali, perché non possono mascherare o nascondere il fatto che non hanno la pelle completamente scura.

In molti casi, il genitore bianco, come la società stessa, accetta che i loro bambini bi-razziali dalla pelle più scura, siano sempre considerati neri. E questo è decisamente sbagliato, perché costringe il bambino ad alterare la percezione di ciò che sente profondamente, del suo senso identitario, e l’immagine che qualsiasi specchio riflette sulla sua mente. Se non si vive nelle scarpe di queste persone, e non si sperimenta ciò che sperimentano quando si tocca il tema razziale, è dannoso giudicarle duramente, perché stanno combattendo una dura battaglia contro il razzismo sistemico che è maturato in secoli di vecchie regole e leggi sulla determinazione di chi e cosa dobbiamo essere.

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Benjamin Todd Jealous è un leader e politico civile americano. Madre nera e padre bianco.

Una persona che è metà “bianca” e metà “nera” non può entrare in una stanza e dire che è bianca. I presenti, immediatamente, la fulminerebbero e lancerebbero delle occhiatacce, perché la nuance della sua pelle dice tutt’altro. Eppure … tutti battono su quest’idea che siamo comunque dei privilegiati; ma privilegiati rispetto a cosa? a chi? Privilegiati tra i neri o privilegiati tra i bianchi? Siamo sicuri che ci si può inserire in quello che è la teoria del privilegio bianco? Davvero, ritengo che viga una gran confusione nel capire quello che esattamente siamo e perché non è corretto classificarci come neri e tanto meno bianchi. Esiste la stessa identica motivazione.  Se io sono nera perché ho una goccia di sangue nero in me, allora significa che sono altrettanto bianca perché ho una goccia di sangue bianco in me.  Prima di quantificare il mio privilegio, devo chiarire la mia identità. E’ certamente ridicolo definirmi bianca, perché non lo sembro e non lo sono e, dal momento che la razza è definita dalla percezione che gli altri hanno su di me, dovrei essere bianca per essere bianca . Non posso nemmeno definirmi nera, perché, anche qui, non lo sembro e non lo sono.

Capisco che passare per nero, per un mixed, sia più semplice nelle discussioni sull’identità e sui privilegi, perché comunque dà una sorta di distintivo d’onore (di cui si abusa letteralmente), essere annoverati tra coloro che hanno sperimentato l’oppressione e la discriminazione dei totally black; capisco, inoltre, che è concessa una certa libertà di esprimere le proprie opinioni sulla razza in un modo che non si sarebbe in grado di fare se si fosse completamente bianchi. Le discussioni sull’identità spesso stabiliscono una linea in grassetto tra persone nere e bianche, facendoci ignorare le grandi differenze di privilegio di alcuni gruppi all’interno dell’ombrello delle così considerate “persone di colore”.

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Jennifer Beals è un’attrice e modella statunitense di origini afroamericane e Irlandesi. 

I miei privilegi di essere semi-bianca sono estremamente chiare per me. Avere un padre bianco (e un cognome bianco)  mi ha offerto un’immensità di opportunità in diversi ambiti della mia esperienza di vita. Se poi consideriamo gli standard di bellezza tradizionali, rispetto a molte persone con due genitori neri, i miei ricci naturali sono più morbidi, la nuance della mia pelle è più chiara e le mie caratteristiche più “tipicamente” europee. Se volete, ma non è profondamente chiaro perché questo dovrebbe essere un privilegio, pare che sentirsi dire che “sono carina per essere una donna nera” sia considerato qualcosa che fa la differenza.

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Wentworth Miller, attore statunitense, padre nero e madre bianca.  

D’altro canto, il mio aspetto di semi-nera, mi ha offerto le stesse opportunità di privilegio, ma non mi ha mai fatto sentire nera e nemmeno una minoranza in questo senso. Per gli stessi standard di bellezza, sono quella sempre abbronzata anche quando non batte il sole, non ho la cellulite né una singola ruga, nemmeno dopo mezzo secolo di vita; ho i muscoli sodi, anche se sovrappeso, e una montagna di capelli nonostante gli ormoni in discesa. Praticamente … “sono carina per essere una donna bianca”. Nella società nera, per assurdo, godo di alcuni privilegi che non sarebbero comunque concessi ad un completamente bianco. E vengo attaccata, per la stessa assurdità, con forme di discriminazione e pregiudizi vergognosi.

Quindi, le mie visioni del mondo sono modellate dalla prospettiva di sfumature che vanno dal nero più nero, al bianco più bianco (e viceversa); non mi sento emarginata in un gruppo piuttosto che nell’altro, pur riconoscendo gli elementi nascosti di un chicchessia privilegio, nell’uno e nell’altro senso, che influenzano la mia vita. La mia realtà è molto più sfumata, come, probabilmente, è per molte altre persone. Essere mezza bianca non mi ha dato, esattamente, la metà del privilegio di una persona bianca, ma mi ha dato il privilegio in alcune aree e ha fatto meno effetto in altre.

È molto importante, oggi, interrogarsi sul concetto di misto. Siamo la categoria etnica in più rapida crescita, e man mano che diventiamo più “comuni”, i dibattiti sulle nostre esperienze sociali sembrano, in molti modi, non andare oltre il concetto di “essere classificati”; tra due culture, due colori, due lingue e così via. Certo, il “mixaggio” è ricco, pieno e sfaccettato, ma sono consapevole che non tutti lo vedono e che, per molti, il ​​nero è ancora la nostra parte “definitrice”, il nostro indicatore di una differenza socialmente necessaria. Sono nera. Sono bianca. Ma sono anche mista, e questa non è una contraddizione.

Idee, percezioni e valori negativi pervasivi che circondano la “razza” possono, ovviamente, essere interiorizzati;  le profondità interne dei nostri subconsci non sono immuni dall’assorbimento di stereotipi razziali dannosi. E influenzano anche noi e il modo in cui percepiamo noi stessi. Potrebbero aver avuto un ruolo nelle nostre riluttanze adolescenziali ad essere visti come “completamente”, o “solo”, neri/bianchi. Se potessimo descrivere le nostre origini come “metà e metà”, il riscontro sociale non sarebbe proprio così plateale. Molti di noi ha dovuto insegnare a se stessi ad amare il proprio essere neri, in un modo che non abbiamo mai affrontato con il nostro lato bianco. Ma, forse, è questo ciò che rende il possesso della parola “nero” tanto più significativo e tanto più liberatorio, per alcuni.

La maggior parte di noi non dice di essere mista perché è stanca di dover avere una conversazione di 5 ore su ciò con cui sono mescolati, su quanto sia bello e su cosa significhi crescere in una casa bi-razziale; di dover spiegare alle persone perché non sono nere, ma miste. Ci si stanca a dover spiegare ad ogni pinco pallino che te lo chiede – perché poi le conversazioni sono tutte così – tutto i meccanismo di colori, sfumature, culture e tradizioni che ti appartengono. Invece, per me, è giunto il momento di non stancarsi; è giunto il momento di educare le persone che erroneamente pensano di poter sapere cosa siamo, nonostante l’evidenza. Non posso tollerare il fatto che siano gli altri a determinare la mia negritudine e non la mia bianchezza, o, viceversa; o, peggio, fare considerazioni in base a deduzioni che, secondo loro, rappresentano lo standard sociale che hanno in testa. No! Non funziona così. Ed è nostra la responsabilità di ammaestrare chi pensa di sapere ed invece non sa. Non possiamo sempre lamentarci di come veniamo trattati, perché, ricordiamocelo, siamo noi a permettere questo atteggiamento di invasione di campo. Quindi, ancora, io sono bianca. Io sono nera. Io sono mista. Punto (e senza a capo!).

 
 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy . & Métissage SangueMisto.

 
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