Eccoci qui al secondo appuntamento con le esperienze dirette dei e delle protagoniste Métissage Sangue Misto. Oggi vi presento una donna che davvero stimo, perché è decisa nelle sue convinzioni, pragmatica dinnanzi ai problemi (ha una capacità di problem-solving sbalorditiva), e sa prendere una posizione netta in situazioni torbide. Roberta Abiodun Shitta. Roberta l’ho conosciuta un bel po’ di anni fa, sui social ed abbiamo mantenuto un bel rapporto di scambio delle nostre simili esperienze italo-nigeriane e di donne miste in una società prevalentemente bianca (ancora per poco, si sa!). Col tempo abbiamo consolidato questo rapporto e ci troviamo spesso in conclave, insieme alle altre nostre sisters, che presto conoscerete, per consultarci sullo scorrere della vita.

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Per taluni, essere misti, è a dir poco complicato. Non sei una cosa né l’altra, pur essendo entrambe contemporaneamente. Se poi provi a parlare della tua identità sui social, ecco che ti immergono in una tinozza di critiche, sia che provengano dai cosiddetti daltonici cronici (colorblind), i quali respingono la necessità di parlare di “razza” e “colore della pelle” perché tanto “io non vedo colori”, o da persone che ti accusano di scegliere una “razza non tua” con cui identificarti di più.

Oggi, va tanto di moda favorire la bellezza “razzialmente” creola, light skinned e light tanned, ma, purtroppo viene prestata poca attenzione all’esperienza dietro quell’avere i capelli ricci e la pelle abbronzata. Essere misti è molto di più di un semplice essere mezzo bianco e mezzo nero. E’ un’identità che copre tutti i tipi di pezzettini e di miscele che fanno parte di una sfumatura. Manca un serio discorso globale sul riconoscimento delle esperienze delle persone miste e lo scopo del mio blog è quello di stimolare la riflessione in coloro che ancora non sanno cosa significhi appartenere ad una pluralità di culture e gestire un’educazione personale, il più delle volte, contrastante e agli antipodi.

Se desiderate dare il vostro contributo come persone miste e unirvi a questo mio progetto dove il Mixed-up Representation Matters, contattatemi o scrivetemi. Sarò ben lieta di avervi a bordo.

Ma, ora, lasciamo la parola a Roberta.

Ciao Roby! Benvenuta a casa, tra amiche e amici Mixed-Up. Intanto voglio ringraziarti per aver speso del tempo per partecipare e condividere questo progetto di “mixed representation matters”, come amo chiamarlo io. Anche per te la classica fastidiosa domanda:

 What are you? Cosa/Chi sei?

Ciao Luisa! Grazie per il caloroso benvenuto. Beh, io sono Italo-Nigeriana, così mi definisco. Vivo a Milano con mio marito, di origine camerunense, e i nostri due figli. Mi occupo di Digital marketing da più di 10 anni.

In quale ambiente sei vissuta?

Sono cresciuta con mia mamma, che è Umbra, bianca, bionda, spesso scambiata per tedesca; ho invece conosciuto mio padre, Nigeriano, all’età di 23 anni; quindi sono cresciuta in un ambiente che è stato prevalentemente bianco e Umbro al 100%, finché non ho iniziato ad interessarmi, quando ho esordito all’Università, a quella che era la mia parte afro. E poi, conoscendo mio padre e mio marito. Direi, assolutamente,  che l’ambiente sociale in cui sono cresciuta è la classe media. Mia madre è di famiglia molto semplice e molto rispettata ed è stata un’impiegata per moltissimi anni. Mio padre, invece, proveniva da una famiglia benestante e molto conosciuta, ma non ho goduto di certi privilegi, proprio perché mi sono avvicinata a lui quando ormai ero grande. E’, forse, un caso che non ci si aspetta (almeno da un italiano medio) quello per cui una persona mista abbia la parte nera più benestante di quella bianca.

Che tipo di educazione hai ricevuto?

Ho sempre frequentato scuole pubbliche. Ho preso la maturità al liceo classico di Perugia, e successivamente laurea e master in comunicazione nell’ateneo perugino. Ho trovato gli ambienti sempre molto accoglienti e ben frequentati, a parte qualche episodio di bullismo vissuto alle scuole medie.

Che rapporti hai con la religione?

Ho avuto un rapporto di  “lascia e prendi” con la religione Cattolica e, soprattutto in questo momento, in sintonia con mio marito, abbiamo deciso di riabbracciarla e di riprendere il percorso con i bambini. Ho riabilitato, quindi, certe pratiche, con convinzione, perché è inutile voler insegnare qualcosa ai tuoi figli se tu per prima non ci credi. Posso quindi affermare che sono cattolica praticante, anche se ho spesso dei periodi conflittuali.

Tick the box: quale tra queste categorie usi per definirti? E con quale ti identifichi? Perché?

  •  African
  • AfroItaliana
  • Afroeuropea
  • Italo-Nigeriana
  • Afrolatina
  • Bianca
  • Nera
  • Birazziale
  • Mista
  • Multirazziale
  • Altro (cosa?)

Mi definisco Italo-Nigeriana, se vogliamo possiamo anche dire Afro-Italiana. Lo uso spesso, anche i miei bambini, e a loro piace molto, anche se c’è da dire che sono Afro-Italiani e non abbracciano solo una sola Nazione africana ma, insieme, quella Camerunense, quella Nigeriana e quella Italiana.

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Che ne pensi delle tante definizioni, molto discusse, come “Mulatta” o “Half-Caste”?

Mulatta é un termine molto usato anche dai diretti interessati, io stessa l’ho usato in passato senza farci troppo caso. Col senno di poi, i confronti e le riflessioni, ho smesso di usarlo. Al di là dell’origine del termine, mi fa pensare a qualcosa che non è completo o che non è autentico, un po’ come Half-caste. Onestamente preferisco usare mixed o bi-racial, così si capisce che siamo persone fatte di tante cose insieme, che abbiamo un’enorme ricchezza.

Sei accettata completamente nel gruppo in cui ti identifichi?

Sono accettata dalla cerchia di relazioni che mi sono costruita nel tempo e sono anche abbastanza selettiva. Non mi identifico con un gruppo particolare, se non con il gruppo dei misti. Se devo dire che mi sento perfettamente capita al 100% da un gruppo, io direi che succede con persone come me, persone che vivono la mia stessa esperienza; quindi da te o dal gruppo che abbiamo creato, fatto da misti di varie estrazioni. Mi sento altrettanto accettata dalle persone con cui ho deciso di avere delle relazioni, indipendentemente dalle loro caratteristiche.

 

Ti capita mai che le persone sbaglino a classificare la tua provenienza/”razza”? Se sì, come ti classificano di solito? E tu, hai faticato/fatichi a capire a quale “razza” appartieni?

Sono di pelle piuttosto chiara, quindi spesso, i Nigeriani non hanno idea che sono Nigeriana, se non mi vedono con mio padre; gli Italiani mi prendono come esotica e quindi mi capita spesso di non essere identificata con quello che sono. Non faccio nemmeno fatica a capire a quale “razza” appartengo perché so già, da quando sono nata, che sono nera per i bianchi e bianca per i neri. Anche quando cercano di fare un indovinello, non indovinano mai un bel niente perché pensano che sia brasiliana o marocchina. Non faccio fatica perché parto già a priori con il presupposto che la persona che cerca di indovinare, non ci capirà nulla. Avrebbe più senso porsi, nei miei confronti, e di chi è come me, in maniera diversa, altrimenti finiamo che siamo tutti brasiliani e la cosa non ha molto senso.

Sei mai in conflitto con la tua identità culturale e razziale?

No! Anzi, come dice spesso bene mia madre, io mi ritengo Africana quando mi pare e Italiana quando mi pare. Con l’età ho imparato a muovermi abbastanza bene. Quello che ancora non ho imparato a fare, invece, e che mi fa arrabbiare molto con me stessa, è il saper gestire bene ogni episodio di aggressione micro-razziale o di razzismo che possono avvenire verso di me o verso un membro della mia famiglia. Mi arrabbio la maggior parte delle volte perché penso che potevo gestire meglio l’episodio e quindi questa è una cosa che non so se imparerò mai a fare.

Come vieni trattata dai membri della tua famiglia? (sia quella bianca che quella nera)

Non ho una famiglia molto numerosa, quindi loro mi vedono, se penso agli Umbri, come Umbra con una parte esotica, ma Umbra. Mentre alcuni membri della mia famiglia nigeriana, ci tengono tantissimo a chiamarmi con il mio nome Yoruba; soprattutto mia zia, sorella di mio padre e persona che stimo moltissimo (infatti porto il suo stesso nome); sa andare oltre tutto, accetta qualsiasi mio tipo di comportamento o certi miei atteggiamenti in certe situazioni e prende il suo tempo per spiegarmi in quale situazione si deve agire in un modo o nell’altro. Posso quindi affermare che ci sono membri della mia famiglia che stimo molto e che mi accettano per quello che sono (come le sorelle dei miei genitori), altri che mi vedono come un tantino esotica. Nonostante questo, non mi sono mai sentita criticata né messa da parte.

Pensi di essere discriminata perché bi-razziale? Perché? Pensi di essere privilegiata perché bi-razziale? Perché?

Non mi ritengo discriminata e non mi è mai successo nello specifico. Probabilmente potrebbe succedere, non lo so. Mi sento sicuramente privilegiata, non tanto perché sono bi-razziale, ma per il mio modo di vivere, e sono grata per essere dove sono ora: con la mia famiglia abbiamo vissuto in tre paesi e parliamo diverse lingue. Questo è un grande onore e privilegio per me.

Ritieni che la tua categoria razziale definisca “cosa” sei?

Non ce l’ho una categoria razziale, a meno che non inventiamo la categoria dei misti; in questo caso sì.

Sei mai stata vittima del colorismo inter-razziale o intra-razziale? Se sì … puoi raccontare una tua esperienza dell’uno e dell’altro? E come hai reagito?

Vittima no! Sicuramente mi viene fatto notare il fatto che sono molto chiara e, quindi, mi rendo conto che può essere un privilegio (ecco che torniamo al discorso di prima) e che ci sono delle cose che non vivo e che mio marito o i miei amici potrebbero vivere. Mi ricordo, una volta, una mia amica francese, mi disse ” tu as la couleur qui passe”, che vuol dire “tu hai un colore che viene accettato”. Mi ha chiaramente detto che ci sono delle cose che io non vivo. Probabilmente se io entrassi in una stanza con una persona più scura di me, ci potrebbero essere reazioni diverse tra i bianchi presenti. Perchè quando hai la pelle più chiara, ci sono persone a cui ‘vai bene’ perchè sei un po’ esotica, perchè comunque parli bene la lingua… quindi in questi casi, e torno indietro alla domanda di prima, so di essere privilegiata in alcuni contesti per essere più chiara. Me lo hanno fatto notare: sì. Mi hanno discriminata: no!

Ti è mai stato chiesto di scegliere una sola “razza” perché non puoi essere ambedue? Cosa hai risposto?

 Grazie a Dio nessuno me lo ha mai chiesto! In ogni caso risponderei con la classica frase che la razza non esiste.

Come reagisci alle micro-aggressioni in genere? A domande o uscite tipo “posso toccarti i capelli?”, “sembri così esotica”, “non sei come gli altri misti”, “ma parli bene l’italiano”

 Nessuno mi ha mai chiesto di toccare i miei capelli, non mi sono mai trovata in questa situazione. A parte che non mi piace essere toccata da nessuno che non conosca bene. Non ho problemi a farmi toccare i capelli da persone con cui ho confidenza, a patto che anch’io possa chiedere la stessa cosa. “Parli bene l’Italiano”, ormai su questo facciamo le battute, tipo, “ah, anche tu!”.

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Che messaggio ti piacerebbe dare alle nuove generazioni miste?

Quello che vorrei dire alle future generazioni è quello che dico tutti i giorni ai miei figli. Ne parliamo spesso (e ne sono contenta), nonostante la loro giovane età. Concentrarsi sull’essenza della persona, concentrarsi su quello che possiamo fare per migliorare le cose, cercare di trasformare le esperienze negative che ci arrivano anche da piccoli, in qualcosa di positivo. Chiedersi che cosa posso fare io per migliorare questa situazione qui, soprattutto quando siamo così privilegiati (possiamo andare a scuola, studiare, viaggiare, informarci …), anche rispetto ai bulli che incontriamo e che, probabilmente, hanno una vita molto più triste della nostra. Il messaggio è soprattutto quello di concentrarsi su quello che possiamo fare noi, come possiamo contribuire per migliorare, come possiamo lavorare, insieme, per abbattere certi pregiudizi, o per lo meno affrontarli nella maniera più intelligente possibile. Un’altra cosa importantissima da trasmettere ai ragazzi è l’ironia; l’ironia salva in tante situazioni ed anche è dimostrazione di grande intelligenza. L’uso dell’ironia, anziché della rabbia, è qualcosa di importante da saper gestire.

Grazie molte, Roby. Sono davvero felice che finalmente si inizi a scandagliare un po’ più a fondo il tema dell’essere misti, in tutte le sue sfumature e che non ci fermi sempre a discussioni sui capelli o su quanto esotiche siamo. Sarebbe davvero magnifico che le nuove generazioni si sentano rappresentati da persone che hanno saputo affrontare, e, qualche volta, superare, le classiche crisi di identità che, inevitabilemente, si presentano nella vita di tutti. Di qualsiasi nuance siano.

Grazie a te, cara Luisa, per avermi offerto questo magnifico spazio per esprimermi senza filtri. Non vedo l’ora di leggere le altre sisters! Insieme possiamo aprire nuovi spazi di conversazione. Fino a qualche anno fa in Italia non si parlava neanche lontanamente di queste tematiche. Grazie davvero!

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy . & Métissage SangueMisto.

Contact e-mail: mbametissage@gmail.com

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